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Basf, il pm ne indaga altri due

Abuso d’ufficio e falso per due funzionari della Provincia di Roma

Basf, il pm ne indaga altri due

SALONE, BLITZ DEI VIGILI URBANI AGLI IMPIANTI BASF - FOTO 3

Si allargano gli accertamenti investigativi del sostituto procuratore Alberto Galanti, che ha firmato una nuova proroga indagini tutta dedicata all’operato dei due funzionari pubblici. Stando a quanto emerso, avrebbero firmato un’autorizzazione ritenuta «illecita» relativa alla costruzione e all’utilizzo di un inceneritore all’interno dell’azienda. Gli investigatori ipotizzano che l’atto in questione sia stato rilasciato grazie a una presunta forzatura giuridica che – è l’ipotesi tutta verificare – sarebbe stata tutta a vantaggio dell’azienda. Il fronte investigativo, inoltre, è anche su un altro aspetto: i materiali che sarebbero finiti in questo inceneritore. Il pubblico ministero intende accertare se siano state bruciate altre sostanze diverse da quelle per le quali c’era l’autorizzazione. I due funzionari pubblici indagati si aggiungono agli altri 10 già sotto inchiesta. Si tratta di funzionari della Basf e legali rappresentanti di alcune società che eseguivano le analisi chimiche per l’azienda. Per loro l’accusa è – a vario titolo – di traffico illecito di rifiuti e inquinamento delle acque. Sulla scrivania del magistrato, infatti, sono giunti i risultati delle analisi svolte dall’istituto Zooprofilattico sperimentale e dei periti della stessa Procura, che hanno svelato il grado di inquinamento dell’area dove sorge l’azienda e del laghetto sportivo non distante dal complesso aziendale. In particolare, sono state individuate sostanze come «benzene, toluene, metalli pesanti e derivati di idrocarburi». Stando al capo d’imputazione gli indagati avrebbero «contaminato terreni e falde acquifere circostanti e sottostanti l’area interessata dallo stabilimento», con l’apertura «di un nuovo scarico discontinuo di acque reflue industriali senza autorizzazione» e realizzando «una cosiddetta isola ecologica, ossia un’area di deposito temporanea provvista di copertura, in cui era presente un pozzetto grigliato di scarico ai cui terminali erano applicate delle valvole aperte».

Tuttavia, è la tesi della società sotto inchiesta, non ci sarebbe inquinamento. Più volte hanno tenuto a precisare che «il più recente documento del 29 maggio 2014 in materia di monitoraggi, vale a dire le conclusioni dell’Istituto Superiore di Sanità, precisano che limitatamente ai campionamenti sin qui operati ed analizzati, non emergono ad oggi indicazioni di problematiche di interesse igienico sanitario a carico della popolazione residente nell’area riconducibile all’inquinamento atmosferico ivi presente».

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