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Caso Pipitone, l’intercettazione chiave

Bimba sparita nel nulla, «quanno eramu ’ncasa, a mamma l’ha uccisa a Denise» Ecco la frase tra Jessica Pulizzi e sua sorella Alice che ha fatto riaprire l’inchiesta

Non sarà un’intercettazione ambientale a chiarire i termini della scomparsa di Denise Pipitone, svanita nel nulla il primo settembre di dieci anni fa dal cortile della casa di sua nonna a Mazara Del Vallo. Tuttavia, una frase presumibilmente pronunciata dalla sua sorellastra Jessica Pulizzi l’undici ottobre 2004 e riferita dal perito Massimo Mendolia nel corso del processo di Appello contro la stessa Jessica, ha spinto la Procura di Marsala ad aprire una nuova inchiesta sulla sparizione della bambina. S’indaga per omicidio volontario, ma a carico di ignoti. Jessica Pulizzi, processata in Primo Grado insieme all’ex fidanzato Gaspare Ghaleb, era stata assolta il 27 giugno 2013 dall’accusa di aver rapito la sorellastra, frutto (odiato) della relazione clandestina fra suo padre, Piero Pulizzi e Piera Maggio. Assolta per insufficienza di prove. L’intercettazione si condensa in un breve dialogo fra Jessica Pulizzi, diciassette anni all’epoca della scomparsa di Denise e sua sorella Alice. «Quanno eramu ’ncasa, a mamma l’ha uccisa a Denise», direbbe Jessica, continuando poi con una esortazione: «Tu di sti cosi unn’ha parlari». Jessica dunque incolperebbe dell’omicidio la madre, Anna Corona, che coltivava il suo rancore nei confronti di Piera Maggio al pari della figlia maggiore. La posizione di Anna Corona, nel processo di primo grado, era stata archiviata per iniziativa della Procura. Nel corso della prossima udienza del processo, presso la Terza Corte di Appello di Palermo, il sedici gennaio 2015, sarà ascoltata la sorella Alice che, l’osservazione è doverosa, avrà modo di sconfessare quella micidiale chiacchierata.

STORIA DI ADULTERI E VENDETTE

Mazara del Vallo è piccolo paese siciliano dalla garbata scenografia araba. Zona ad alto rischio sismico, ma un terremoto dagli esiti sulfurei non viene vomitato dalla terra, bensì generato da una storia d’amore: siamo nel 1999. Lei è Piera Maggio, piacente giovane madre e sposa di Toni Pipitone, che lavora come muratore in Germania. Lui è Pino Pulizzi, marito di una donna dagli occhi lividi e trasparenti, Anna Corona e padre di due figlie, Jessica e Alice. Lavora come autista: conosce Piera perché i Maggio sono amici dei Corona. I due si piacciono. Si frequentano. Perdono la testa entrambi. Da quell’unione clandestina nel 2000 nasce Denise, stesso viso del papà, la prova vivente di un’unione proibita. La piccola viene riconosciuta da Toni Pipitone, che intanto si è riconciliato con la moglie, ma gli orli irregolari di quella storia alla fine portano a due divorzi. Toni Pipitone si defila. Anna Corona e le figlie, anzi soprattutto Jessica, la maggiore, non ci stanno. Si parla di liti furibonde tra una Jessica gelosa della sorellastra appena nata e il padre, di scenate tra le due famiglie nelle strade di Mazara. E nell’estate che precede la scomparsa di Denise, le quattro ruote dell’auto di Piera Maggio vengono tagliate da una mano sconosciuta. C’è dell’altro: nello stesso periodo ignoti danno fuoco anche all’erboristeria della sorella di Piera e zia di Denise. A distanza di dieci anni Piera Maggio e Pino Pulizzi hanno ripreso la loro storia d’amore, vivono insieme e con loro c’è il figlio ventunenne di lei. Jessica Pulizzi, la sorellastra attualmente sul banco degli imputati, ha avuto una figlia, un anno e mezzo fa. Con il padre, rapporti interrotti. Chissà se definitivamente.

SCOMPARSA
DAVANTI CASA DELLA NONNA

Alle 11 e 45 del primo settembre 2004 Denise Pipitone, tre anni e mezzo, gioca con i cugini davanti alla casa della nonna Francesca, in via Domenico La Bruna, a pochi passi dal camposanto. Ha i ciuffetti, una maglietta verde e pantaloncini arancione. Quando viene chiamata dalla nonna, Denise risulta sparita nel nulla. La denuncia di scomparsa viene formalizzata nel giro di mezz’ora mentre il procuratore rassicura: «La piccola è viva e sta bene». Rassicurazioni infondate: a tutt’oggi pare difficile credere che la piccola sia viva e stia bene (anche se Piera Maggio è convinta sia stata rapita e affidata a qualcuno che la sta crescendo). La pedofilia non c’entra, in questa storia. C’entrano i rom, forse, che l’hanno rapita. O il gesto di un pazzo. E perché no, il commercio illecito di organi. Si susseguono le segnalazioni. C’è chi dice di aver visto la piccola in Italia o anche all’estero. Tutte le indicazioni, anche le più bizzarre, vengono verificate, ma senza esito. Fino al maggio 2005, quando prende corpo la pista della vendetta familiare. Viene indagata Jessica Pulizzi, appena maggiorenne, per una frase (anche allora) estrapolata da una intercettazione, nei corridoi della Procura di Marsala: «Io a casa c’a purtai» (io la portai a casa). Di più. Jessica nega di essersi avvicinata all’abitazione dei Maggio, il primo settembre, ma viene sconfessata dal suo cellulare, che aggancia la cella telefonica della zona in questione alle 11 e 11 minuti del mattino. Per chi l’accusa, l’odio maturato nei confronti di Piera Maggio e della piccola Denise ha raggiunto l’apice. Jessica pare comportarsi più come una moglie gelosa che come una figlia indispettita. Lei nega, anche dopo ore di interrogatorio: «Mai fatto niente a Denise». Dirà anzi di aver saputo tardivamente che quella bimba fosse la sua sorellastra.

COLPEVOLE O INNOCENTE?

L’avvocato di Piera Maggio, Giacomo Frazzitta sostiene che solo Jessica Pulizzi avesse un movente per far sparire Denise. Che lo avesse peraltro manifestato, il suo rancore, così come la volontà di procurare sofferenza a Piera Maggio «così, come ho sofferto io». Della sua colpevolezza è convinta la madre di Denise. Come il padre naturale Piero Pulizzi, che si ritrova una figlia scomparsa e un’altra sul banco degli imputati. Per i magistrati, per la Difesa, per i garantisti a oltranza, non vi è prova regina che dimostri la colpevolezza di Jessica. Solo indizi, evidentemente non gravi, precisi e concordanti. E se Denise fosse stata veramente oggetto di un sequestro? Una verità sfugge alle ipotesi e si mostra sempre più salda: sarà difficile sapere che fine abbia fatto questa bambina, a qualsiasi esito giudiziario si arrivi.

Se è bastata a riaprire
il caso e a spingere i pm
a indagare per omicidio volontario, basterà
a trovare anche un corpo scomparso nel nulla?

La storia ruota intorno alla gelosia: quella di una moglie tradita dal proprio uomo e quella di un’adolescente privata
dalla piccola sorellastra
dell’affetto paterno

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