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Ecco come rinascono i parchi della Capitale

La Capitale ha un notevole patrimonio verde che non riesce a valorizzare in tutta la sua potenzialità. Una sorta di cintura verde composta da enormi parchi e da ristrette aree di territorio,...

Ecco come rinascono i parchi della Capitale

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La Capitale ha un notevole patrimonio verde che non riesce a valorizzare in tutta la sua potenzialità. Una sorta di cintura verde composta da enormi parchi e da ristrette aree di territorio, miracolosamente sottratte alle colate di cemento. In totale quattordici parchi e una riserva marina, circa sedicimila ettari, più della metà sono agricoli. A gestire questo immenso «tesoro» è l’ente regionale RomaNatura che ieri mattina ha organizzato insieme all’Università Campus Bio-Medico di Roma il convegno «Parchi e salute» - Alimentazione, agricoltura e ambiente per una migliore qualità di vita. L’occasione, anche, per parlare del parco di Decima-Malafede all’interno del quale sorge il complesso del Campus Bio-Medico il cui piano di assetto sarà prossimamente completato, come ha sottolineato lo stesso assessore regionale all’Ambiente Fabio Refrigeri. Ieri si sono gettate le basi per una collaborazione tra RomaNatura e l’Università Campus Bio Medico per «progetti innovativi e biosostenibili d’integrazione a tutela della salute attraverso la promozione della cultura della prevenzione e dei corretti stili di vita» come ha spiegato Felice Barela presidente del Campus. Il parco sarà naturalmente Decima-Malafede, più di seimila ettari, interessantissimo per la sua storia geologica, botanica, archeologica e perfino medica.

Il commissario straordinario di RomaNatura Maurizio Gubbiotti non ha nascosto i problemi della gestione di un patrimonio così complesso. Crisi economica, tagli di fondi, il commissariamento stesso dell’ente non aiutano. «In primo luogo c’è il degrado - ha spiegato Gubbiotti - i parchi usati come discariche. Non c’è controllo e sono diventati luoghi di prostituzione. A scapito della sicurezza» Poi i problemi legislativi. «Metà dei parchi non hanno ancora i piani di assetto nonostante se ne parli dal 2000 - ha continuato Gubbiotti - I piani di assetto ti permettono di lavorare nei parchi. In caso contrario puoi solo applicare norme restrittive. E poi siamo ancora in attesa della riforma regionale 29 che darà gambe vere per politiche più forti in termini di sostenibilità». Ma il progetto nel cassetto di RomaNatura è molto più ambizioso. «Oggi i parchi hanno di fronte altre sfide come il contribuire ad un rilancio dell’economia e dell’occupazione attraverso uno sviluppo sostenibile e poi migliorare la qualità della vita. Devono essere pure luoghi di produzione, di ricerca e di esercizio di attività e professioni - ha aggiunto Gubbiotti - e anche luoghi sui quali investire di più, di progettualità per mettere in moto l’economia». La metà dell’area dei parchi è coltivata. «Certo ma il parco deve essere un valore aggiunto per chi lo vive e per le aziende che ci lavorano. Pensare dunque a misure di agevolazioni fiscali e promozione dei prodotti perché sono a chilometro zero, quasi sempre biologici e di qualità superiore». Ci sono altre attività che si potrebbero incrementare e finanziare? «I parchi devono diventare famosi non tanto per quello che contengono e vietano ma per quello che si può fare in essi: trekking, attività rigeneranti e sportive. Possono essere gigantesche palestre all’aperto dove si praticano discipline sportive. Che si tratti di pedalare, camminare, correre, arrampicarsi, remare la sostanza non cambia».

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