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Anche la Madonnina messa a ferro e fuoco

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Roma, scontri tra black bloc e forze dell'ordine

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Settanta feriti, di cui tre gravi; 20 i fermati di cui 12 arrestati. E piazza San Giovanni terremotata, bombardata e letteralmente ricoperta da massi di porfido grossi così, piena di vetri e bulloni, un blindato distrutto dal fuoco, un altro coi sampietrini infilati tra le ruote, paralizzato dagli indignati. A sera, c'è una piazza simbolo nel triangolo della Cristianità distrutta dalla guerriglia di un pomeriggio. Ma è sembrata una guerra vera, coi rumori assordanti delle bombe carta che scopppiano, senza pausa, una dietro l'altra, come i botti di Capodanno. E invece c'è stata la guerra per strada. Le barricate di cassonetti rovesciati e incendiati davanti agli occhi degli automobilisti increduli che tutto questo stesse succedendo per davvero. È stato brutto. Sembrano niente al confronto i fine anni Settanta, ma forse solo perché allora eravamo noi gli adolescenti senza paura. I manifestanti hanno distrutto tutto; neanche la Madonnina di piazza Madonna ai Monti è stata risparmiata, fatta a pezzi dalla furia devastatrice, scatenata da gruppi di adolescenti coi caschi, manovrati da chissà chi. Via Merulana, piazza Vittorio, via Cavour, il rione Monti; e ancora, Santa Maria Maggiore, via Sannio, piazza Tuscolo, via Magna Grecia, l'Appia sono state devastate dalle barricate di cassonetti rovesciati e bruciati. Niente si è salvato al passaggio degli indignati. Divelti i binari del tram lungo la linea via Prenestina, Porta Maggiore, San Giovanni, via Labicana e Colosseo. Divelte anche le paline degli autobus, usate come arieti di sfondamento contro i blindati. E hanno incendiato automobili in sosta. Sfondato vetrine dei negozi. Bersagliato di lanci Coin e i finestrini dei suv. Rovesciato e incendiato cassonetti anche a via Gallia, piazza Tuscolo, via Magna Grecia e via Etruria. Qui è stata devastata la sede del Polo della Libertà. E la targa vergata con le bombolette spray e la scritta «merda». Sfondati i bancomat di Barclays, Bnl e Unipol le banche sul crocevia di piazza Tuscolo. Poi la fuga lungo via Etruria, dove è stato distrutto anche un altarino alla memoria di un capitano dei carabinieri antimafia, ma il nome non si legge più. All'inizio della strada il proprietario di un suv si dispera. È andata peggio al proprietario di un'utilitaria. Forse era di una Y10 la carcassa che resta dopo il rogo all'inizio di via Labicana. Non si sono salvate nemmeno le telecamere delle metropolitane. Le stazioni San Giovanni, Re di Roma, Manzoni, uniche vie di fuga per sfollare i manifestanti, sono rimaste aperte. Ma hanno distrutto il sistema di videosorveglianza di Termini e Anagnina; 1.500 le corse perse, 2.500 quelle limitate, 13 sospese; 27mila i chilometri di servizio persi. I romani sono sgomenti. «È intollerabile dare Roma ai vandali, gli indignati siamo noi: commercianti e cittadini della Capitale» ha detto il presidente Confcommercio Roma Giuseppe Roscioli, interpretando il comune sentire. «Mi sembra evidente che gli organizzatori non hanno avuto il controllo della situazione o, addirittura, queste manifestazioni celano la volontà di creare il caos - prosegue Roscioli -. Non è la prima volta che Roma si trova in questa situazione, basta ricordare quello che accadde a dicembre scorso. Oggi ci ritroviamo a rivivere lo stesso incubo. A questo punto - conclude - è arrivata l'ora di prendere seri provvedimenti per la salvaguardia della città: regolamentare finalmente questa forme di proteste». «Noi commercianti continuiamo a pagare il prezzo più alto di queste gravissime manifestazioni di violenza» ha detto Mina Giannandrea, presidente Federstrade Cna che «ringrazia lo sforzo messo n campo dalle forze dell'ordine» ma chiede di «trovare soluzioni che evitino agli esercenti di essere così profondamente danneggiati ogni volta che si verificano scontri violenti». «Qualunque legittimo argomento di protesta non può giustificare quello che è accaduto. Tanta violenza è una grave ferita» ha detto Erino Colombi, presidente Cna di Roma. Domani il sottosegretario Francesco Giro farà un sopralluogo per la conta dei danni ai monumenti. E il ministero degli Interni fa sapere che «il prefetto Giuseppe Pecoraro, in relazione ai danni subiti sia dai privati che dalle aziende in conseguenza degli atti vandalici compiuti durante la manifestazione, invita a presentare una dichiarazione all'Ufficio di Gabinetto, al fax 06 69797409».

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