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La prof rimprovera<br/>Rissa e arresti a scuola

La prof rimprovera<br/>Rissa e arresti a scuola

Studenti all'uscita da scuola

Rimprovera un'alunna che offende la compagna «cicciona» e viene picchiata. Dalla mamma della studentessa e dai fratelli, che però finiscono in carcere perchè aggrediscono anche i carabinieri intervenuti in soccorso della malcapitata professoressa. Protagonista della brutta avventura un'insegnante di informatica della scuola media «Marino Fasan». Un cubo grigio di cemento nel cuore di Nuova Ostia, quartiere difficile ad alta tensione sociale. Tanto alta che è bastato un semplice richiamo da parte della docente, l'altro ieri durante la lezione di laboratorio, perchè una quattordicenne telefonasse alla madre. Spiegando, ovviamente, la propria versione del rimprovero, ritenuto ingiusto. Nonostante fosse stata lei ad offendere una compagna di classe grassottella chiamandola «Balena».

E così, dopo aver mandato a quel paese l'insegnante, l'intraprendente ragazzina chiede alla madre di venirla a prendere a scuola. All'una la mamma, insieme all'altra figlia, ventenne, attende la prof di fronte ai cancelli dell'istituto. Volano parole grosse e subito la battagliera mamma quarantenne aggredisce la docente, quarantenne pure lei. La prof si rifugia nella scuola dove chiama i carabinieri. Immediato l'arrivo di una pattuglia dell'Aliquota Radiomobile della Compagnia di Ostia. Le due donne insultano, minacciano e strattonano i carabinieri. Vengono fermate e accompagnante nella caserma in via dei Fabbri Navali. La studentessa, tornata a casa, racconta l'accaduto ai due fratelli di 18 e 38 anni, quest'ultimo pregiudicato. La famigliola vola in caserma dove pretende spiegazioni sul fermo delle parenti, poi insulta i militari e li aggredisce.

Alla fine della movimentata giornata tutta la rissosa famiglia, tranne l'alunna che ha scatenato la catena di eventi, viene arrestata per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Ma in carcere (mamma e figlia a Rebibbia e i fratelli a Regina Coeli) trascorrono una sola notte. L'avvocato ha chiesto i «termini a difesa» e ieri erano già fuori. Il processo? Tra sei mesi. E ora la prof di informatica ha paura di reincontrarli all'uscita di scuola.

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