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Scoppia l'odio antiguru <br/>Esplosione fuori la sede

Èscoppiato l’odio antiguru. Ieri alle 20.30, nel quartiere romano di San Lorenzo, una bomba carta è stata infilata nella feritoia aperta sulla serranda della sede societaria del presunto violentatore di due bambine. È esplosa mandando in pezzi la vetrata interna. Sul posto forze dell’ordine, ambulanza del 118 e vigili del fuoco. Non ci sono stati feriti né grossi danni. È il primo atto vandalico recapitato a Danilo Speranza, romano, 62 anni, fondatore e leader della setta Re Maya (circa mille adepti), arrestato l'altro ieri mattina dai vigili urbani dell'VIII Gruppo, comandato da Antonio Di Maggio, con l'accusa di violenza sessuale su due ragazzine, all'epoca dei fatti di 11 e 13 anni, figlie di due associate: una vedova, l'altra divorziata.

Dopo ammirazione e fiducia incondizionata, ora la figura del guru attrae rancore per quello che è saltato fuori dal luglio 2009, da quando le due giovani vittime hanno raccontato il loro incubo a un centro antiviolenza, agli investigatori della Municipale di Tor Bella Monaca, Sergio Ierace e Nello Cesarini, sono finite agli atti della procura di Tivoli che ha coordinato le indagini, e infine sono state riportate nell'ordinanza di arresto firmata dal gip del Tribunale di Tivoli Cecilia Angrisano. Ieri in carcere Danilo Speranza si è rifiutato di rispondere alle domande del giudice che lo interrogava. Nell'ordinanza è scritto ancora che il santone venuto a conoscenza dell'indagine su di lui avviata nell'estate 2009 avrebbe cercato di «ottenere immunità diplomatiche e contatti all'estero». E inoltre, pare che avesse «già avviato un avvicinamento ad altra minore in fase prepubere».

Speranza la sua versione l'ha esternata il giorno prima a chi gli metteva le manette ai polsi: «Sono innocente, mi hanno certificato che sono impotente, entro metà aprile sarò fuori». Sicura della sua innocenza si dice la sua compagna: «Ho molta fiducia in lui, non ho dubbi». Il legale, l'avvocato Dario Masini, pensa che le accuse potrebbero essere «giustificate da un risentimento amoroso di alcune sue ex». Non la pensa così la mamma di una delle due presunte vittime: «Mi fidavo ciecamente di lui, mio marito era morto e lui mi ha detto che gli aveva promesso che avrebbe fatto da padre a mia figlia. È un bastardo, noi tutti che stavano lì facevamo quello che diceva lui, lo stavamo a sentire».

Ed erano tanti a fidarsi del leader e maestro di yoga. C'erano anche dipendenti di Parlamento e di Bankitalia, ex delle forze dell'ordine, ministeriali e professionisti. Ultimamente nei fine settimana si riunivano a Palestrina e lì eseguivano gli esercizi per purificarsi. Prima dell'arresto, però, Speranza non infondeva più la stessa fiducia. Una ventina di associati lo hanno denunciato per truffa: gli hanno versato decine di migliaia di euro per sostenere la setta e affinché il guru si potesse dotare dei macchinari avveniristici e miracolosi che lui riteneva necessari, come il distruttore molecolare, per riparare il «Dna malato».

Insomma, Speranza dovrà spiegare agli inquirenti anche che fine hanno fatto i soldi che avrebbe incassato. E forse una prima spiegazione è stata trovata con le quattordici perquisizioni durate un giorno e una notte nelle sedi collegate alle attività del «settimo saggio». È saltato fuori un tesoretto. Tra il materiale sequestrato collezioni di francobolli, tra i quali due Gronchi rosa per un valore stimato in 400 mila euro, quadri d'autore, compreso un Salvador Dalì, oltre 200 fotografie di bambine (nella stanza da letto del guru), oltre 100 moto d'epoca delle marche più famose. Tra gli oggetti considerati di pregio anche 10 atlanti del 1878, uno zaffiro di un carato e mezzo e qualche brillante.

Dal materiale cartaceo, tra cui documenti contabili e bancari attestanti transazioni finanziarie, anche decine di blocchetti di assegni e matrici che attesterebbero l'ingente quantità di denaro che il leader spirituale riusciva a ottenere dagli adepti, atti costitutivi di società per i quali sono in corso accertamenti sulle finalità, cataloghi e procure a vendere opere d'arte. Dalla documentazione emergono anche elementi che provano di rapporti di Speranza con l'estero, in particolare con la Somalia e il Senegal, per la costituzione probabilmente di altre sette mascherate come quella romana. Oltre a casse vuote di rotori di elicotteri militari dell'Agusta.

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