Roma, sfrattati invitati a occupare

«Stai per essere sfrattata? Vai da quelli dell'ex scuola "8 Marzo" alla Magliana, e occupa anche tu. Devi chiedere di Gabriele». Nell'indicazione non ci sarebbe nulla di strano se a darla, però, non fosse stato un dipendente comunale alla Garbatella, un impiegato dell'XI Municipio, uno di quelli deputato a gestire l'emergenza casa nel territorio. La notizia è nel fascicolo d'inchiesta sul presunto racket delle occupazioni all'«8 Marzo», che il 14 scorso ha portato all'arresto di cinque persone - Francesca Cerreto, Gabriele Giovannetti, Sandro Capuani, Michele Panuccio, Simone Magnani e Sandro Ciferni - (una sesta è all'estero) accusate di associazione a delinquere ed estorsione. Ieri il giudice per le indagini preliminari, Cecilia Demma, lo stesso che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare degli indagati, ha detto no alla scarcerazione avanzata dal legale dei cinque, l'avvocato Antonia Di Maggio.

Probabilmente anche in considerazione delle accuse che si aggiungono a quelle già note alla Procura. Circa sette persone hanno raccontato ai magistrati di aver pagato 150 euro al mese per continuare a occupare, avendo l'obbligo di prestare turni di sorveglianza, cortei e manifestazioni. Stando alle testimonianze, i loro interlocutori erano soprattutto due: Francesca Cerreto (l'assistente sociale dell'associazione Pronto intervento detenuti, legata al Comune di Roma) e Gabriele Giovannetti. E lui sarebbe lo stesso Gabriele menzionato dal dipendente dell'XI Municipio parlando con la sfrattata. È nero su bianco. Una delle persone coinvolte in questa storia ha messo a verbale com'è arrivata all'«8 Marzo», come ha fatto a far parte degli occupanti dell'edificio abitato soprattutto da stranieri. Nel novembre 2007 riceve lo sfratto dall'appartamento dove vive a Monteverde. Va all'Ufficio casa dell'XI Municipio, alla Garbatella, e lì, dall'interlocutore che gli hanno indicato, si sente dire: «Vai alla Magliana, all'ex scuola in via dell'Impruneta, e chiedi di Gabriele: ti sistemarà lì».

L'indagine farà chiarezza. «Capuani - riferisce il suo avvocato, Antonia Di Maggio - detenuto nel carcere di Regina Coeli, è gravemente malato e in attesa di un intervento per tumore dovrebbe stare in ospedale e non in carcere». Il legale ha ricordato che «le quattro persone erano completamente incensurate e con regolare attività lavorativa» e ha fatto la richiesta di riesame al Tribunale della Libertà.

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