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I segreti di Pasolini nel film della Torre

Saraiseguito anche lì. Devi stare zitto. Furono queste le ultime parole dette a Pino Pelosi, condannato per l'omicidio di Pierpaolo Pasolini, da uno dei due misteriosi e ancora oggi ignoti compartecipi al massacro-esecuzione del poeta avvenuto all'idroscalo di Ostia la notte tra il 1 e il 2 novembre del 1975. Pelosi da anni cerca di raccontare una verità diversa, sia pur a rate, su quello che appare sempre più come un omicidio politico e ora fornisce un ulteriore contributo in una bella video-intervista realizzata dalla regista Roberta Torre e che sarà presentata stasera al Nuovo Cinema Aquila e intitolata «La notte quando è morto Pasolini». Sempre oggi sarà presentato «TiburtinoTerzo», un docu-film sulla periferia romana. «Deduco da quelle parole dette a Pelosi - osserva la Torre - che ad ammonirlo in quel modo fu un potere che era già all'interno del carcere». Pelosi spiega nella video-intervista come avvenne il pestaggio mortale, come venne intimidito, come quella esecuzione venne volutamente «firmata» con il suo anello che riproduceva quello delle forze armate americane che gli venne tolto a forza e gettato accanto al cadavere. Già nel 1975 molti giornalisti scrissero che quella era una sorta di «firma» decifrabile da poche scelte persone. Nell'intervista Pelosi conferma che gli esecutori furono 5: due erano i fratelli Borsellino, uno probabilmente Johnny lo zingaro, oggi in carcere con pluri ergastoli mentre gli altri due uomini assistettero impassibili alla prima parte del pestaggio e intervennero quando Pasolini si divincolò e cercò di scappare mentre cercava di tamponare le ferite con la camicia.

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