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I vigili del fuoco raccontano il sisma

{{IMG_SX}}Non li lasciano soli i terremotati d'Abruzzo. Dalla notte sciagurata del 6 aprile a oggi, i vigili del fuoco del Comando provinciale di Roma sono ancora nelle terre sfigurate dal sisma. Sinora sono stati oltre 80 mila gli interventi eseguiti, tra soccorso a persona, recupero oggetti e messa in sicurezza degli stabili. Di questi quasi il 10 per cento è opera dei vigili del fuoco di Roma e provincia. I pompieri sono stanziati nei campi base di Barisciano e Onna. I ritmi di lavoro sono serrati. Il territorio squassato è stato diviso in quadranti. La mattina ciascuna squadra ha il suo, assegnatole da una commissione mista formata da tecnici di Genio civile, Comune e vigili del fuoco. I numeri del Comando capitolino: 120 recuperi e 25 verifiche di stabili al giorno, sotto il coordinamento del responsabile dei puntellamenti Antonino Minna.

Domani ci sarà il cambio: un centinaio di pompieri torna nelle proprie case, un altro arriva per una settimana di lavoro. Tra i pezzi di valore salvati dalla distruzione: a Paganica, la statua della Madonna; le tre campane della Chiesa di San Bernardino; dipinti; alcuni pezzi d'arte del Forte Spagnolo e nella Prefettura. Oltre a funzionari, capisquadra e operatori, tra i vigili del fuoco di Roma ci sono quelli del Gruppo operativo speciale (Gos), con escavatori, grandi e piccoli, e pale cingolate. L'ordine è categorico: i vigili non devono abbattere muri ma rimuovere macerie e polvere. Gli operatori cercano le ultime tracce dei mondi domestici costruiti in una vita e persi in pochi attimi. Riaverle tra le mani dà ai sopravvissuti anche la sensazione di risentire vicini i loro cari scomparsi. E qui la solidarietà dimostrata da questi angeli con l'elmetto è restituita sotto forma di gratitudine dalla gente terremotata. Lo raccontano tutti coloro che sono stati tra gli sfollati. Come, per esempio, un capo squadra del comando di Roma, Gino Nucci, del distaccamento Tuscolano II.

«A Onna abbiamo cercato di tutto, quadri, foto, statuine, oggetti ai quali le persone erano molto legate. A noi è stato dato moltissimo, parte di questo amore. Una signora ci ha chiesto di trovare i peluche di sua figlia e poi ce ne ha donati due da portare con noi. Un altro, un padre al quale il terremoto ha portato via il figlio di 23 anni, ci ha chiesto di cercare una bottiglia di di Chianti da 5 litri. Siamo entrati, abbiamo cercato e quando siamo usciti dalla casa con la bottiglia in mano ci ha detto: "Era il vino che mio figlio avrebbe voluto aprire il giorno della sua laurea. Ora non c'è più, bevetelo voi e pensate a lui". L'abbiamo fatto, una sera a cena con tutti i colleghi». Un operatore della sala operativa di Roma, Fabrizio Pendenza, è stato sul fronte de L'Aquila, alla Casa dello studente.

«Cosa ho recuperato? Soprattutto libri - racconta - tesi di laurea e valigie. Ma c'è stata pure un'anziana che mi ha pregato di trovare un candelabro che aveva in casa, dietro il Tribunale. Per metà era di porcellana, un regalo della sua bisnonna». Quando non si ha più niente basta poco per risentirsi a casa. Per un apicoltore de L'Aquila è stato sufficiente riavere le retine con le quali costruiva le cellette per le sue api, e alcuni pacchi di cera, entrambi raccolti dal vigile del fuoco Gianni Pacchera, del Nomentano. «Nel capoluogo abruzzese - rivela Andrea Valentinotti, decano della sede Eur - ci sono anche altre missioni da portare a termine, come trovare la carne avariata nei frigoriferi e nei congelatori, un pericolo per l'igiene pubblica».

Tra i pompieri c'è pure chi con le grandi tragedia ha un appuntamento fisso. Elio Ragaglia, del distaccamento di La Rustica, li ricorda tutti. «Il mio turno, il B, era in servizio ai tempi del terremoto dell'Irpinia, di Umbria e Marche, la frana di Sarno, il crollo di Vigna Iacobini a Roma, il disastro di Cagliari. La notte del 6 aprile ero qui. Alle 3,32 sento la scossa. Dico ai miei: "Ragazzi, prepariamoci, da qualche parte è successo qualcosa di brutto. Alle 4,13 eravamo in viaggio sulla Roma-L'Aquila».

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