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Macchinari inutilizzati al San Giacomo

Macchinari inutilizzati al San Giacomo

Il San Giacomo

Nessun frettoloso andirivieni di barelle e malati. Pochi rumori, niente camici bianchi tra i padiglioni. È vuoto il San Giacomo, lo storico ex-ospedale di via del Corso. Senza medici, infermieri, né pazienti. Ma ancora con qualche costoso macchinario perfettamente funzionante. Fermo e inutilizzato in attesa della nuova destinazione d'uso. Siamo tornati nel palazzo che fu dei Salvati con il consigliere regionale Donato Robilotta sei mesi e mezzo dopo. Tutto tra le pareti grigie, blu e bianche dei reparti appena ristrutturati sembra essere rimasto fermo allo scorso 31 ottobre. Quando i cancelli vennero chiusi fino a data da destinarsi. Persino gli odori vicino alle stanze della direzione sanitaria richiamano all'olfatto i disinfettanti utilizzati per le pulizie. Ma di cura e attenzione per l'igiene qui non c'è più bisogno.

 C'è solo qualche tavolo e poche brande abbandonate nel reparto di Cardiologia. L'equipe di medici, che lavorava all'Unità di terapia intensiva coronarica inaugurata dieci anni fa, ha trovato collocazione altrove. Così come i medici e gli infermieri di Ortopedia. Lo studio che fu del dottor Campi, rinomato primario, ora è una stanza uguale alle altre. Tutte nuove, nuovissime. Perché il reparto, come molti altri dell'ospedale, è stato ristrutturato nel 2003-2004 e riaperto nel 2005. Appena tre anni prima della chiusura. Girare per i piani di questo scheletro di ospedale fa quasi impressione. Come vedere ancora attaccate ai soffitti lampade operatorie nuove, o macchinari acquistati dopo la ristrutturazione delle sale. Agli altri ospedali, già dotati di sale operatorie attrezzate, è stato consegnato il più possibile.

Ma qualcosa ancora resta inutilizzato qui, tra i padiglioni del San Giacomo. Come a Radiologia Ortopedica: completamente informatizzata, una delle ultime sale ad essere ristrutturate. La risonanza magnetica è perfettamente funzionante. Il macchinario per i raggi, telecomandato dalla stanza attigua, deve ancora essere trasferito in un altro presidio. «È stato un errore chiudere un ospedale all'80% ristrutturato - commenta Robilotta - con reparti di eccellenza e apparecchi perfettamente funzionanti, quando in giro ci sono lunghe liste d'attesa. Questa è la riprova che la decisione è stata presa senza un'alternativa, nonostante gli sforzi dei dirigenti e del direttore della Asl. Dopo la visita - continua - ho chiesto un appuntamento al sottosegretario Fazio e al presidente Marrazzo: voglio conoscere il progetto di riconversione. Ma per la ristrutturazione si spenderanno altri centinaia di milioni di euro».

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