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Un altro falso allarme-bomba paralizza l'attività della Prefettura

DamianaVerucci Una telefonata allo sportello della Prefettura che avverte della presenza di un ordigno pronto ad esplodere e per l'ennesima volta il palazzo di via Ostiense 131 L, viene fatto evacuare. Procedura di routine, naturalmente, arrivano i carabinieri, il reparto cinofilo, le stanze vengono controllate una ad una e, solo una volta stabilito che non c'è alcun rischio, ma soprattutto nessuna bomba, dipendenti e cittadini possono rientrare. Ieri, però, è stata l'ennesima prova di pazienza per migliaia di persone che come ogni giorno affollano quel palazzo sede della Prefettura, degli uffici dell'Atac, dell'Ufficio Multe dei vigili urbani e di decine di altri uffici e aziende. Perché da qualche mese, quasi una settimana sì e un'altra no, arriva quell'odiosa telefonata anonima che provoca il giusto timore in chi la riceve e che fa scattare le normali procedure di controllo da parte delle forze dell'ordine. Ma che comporta anche il blocco momentaneo delle attività di servizio ai cittadini, per danni quantificabili in migliaia di euro ogni volta. «Non sappiamo chi si diverte a fare questi stupidi scherzi – si lamentavano ieri alcuni dipendenti degli uffici della Prefettura – ma certo è un danno non di poco conto e genera molti disservizi anche alla ripresa del lavoro». Ieri mattina l'ultimo allarme bomba ha sospeso tutte le attività dell'ufficio di via Ostiense per circa tre ore. I primi a fermarsi sono stati gli uffici dell'Atac che, poco dopo le 10 e 30, ora in cui il portiere dello stabile ha ricevuto quella chiamata e allertato la polizia, hanno diffuso una nota ufficiale in cui avvertivano di aver sospeso tutti i servizi al pubblico. Molte lamentele anche allo sportello dell'Ufficio multe dei vigili urbani. «Quando ci hanno comunicato che dovevamo evacuare immediatamente il palazzo – racconta una dipendente – nessuna voleva muoversi tanto la gente è ormai abituata a questo allarme». Generalmente quella telefonata anonima arriva il venerdì verso l'ora di pranzo, fanno sapere altri dipendenti dell'Atac, «ci siamo fatti l'idea che magari è un dipendente che vuole allungarsi un po' il wee-kend», scherza uno di loro. Si tratta, certo, solo di sospetti. Gli agenti di polizia e i carabinieri, piantonati davanti all'ingresso del palazzo per impedire l'accesso, preferiscono non parlare. Solo uno, rientrato l'allarme, si fa sfuggire: «Non c'è limite alla follia umana...» Fotoservizio Gmt

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