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"Finalmente liberi da vincoli antichi"

«Questa città ha ora i muscoli pronti per compiere un salto di livello - sostiene Alemanno nel suo discorso all’aula Giulio Cesare - non vogliamo che questa città sia ricordata come la città del centralismo, della polvere, del traffico. Al contrario, Roma sarà un esempio per la realtà nazionale, una città di eccellenza della quale tutti gli italiani dovranno essere orgogliosi».

Un’altra giornata storica per Alemanno, certamente la più importante. «Nel mio studio privato, Berlusconi mi ha assicurato sulla rapidità dei tempi, l’iter si concluderà in tre, massimo sei mesi», rivela Alemanno, tornato in Consiglio comunale dopo aver accompagnato il premier all’uscita del palazzo Senatorio. Visibilmente soddisfatto, non raccoglie provocazioni. «Oggi è una giornata di concordia, lasciamo che resti così», e para anche i colpi di chi vedeva nell’assenza del presidente della Regione, Piero Marrazzo, un segnale politico da sottolineare. «È stato invitato ma non è potuto venire. Non ci sono problemi con Marrazzo, credo che si sia espresso in modo netto Smedile, che ha parlato per tutta l’opposizione. Questa è una riforma importante e condivisa. Credo quindi ci siano tutte le basi per lavorare sulla riforma in modo condiviso».

Niente polemiche, nella giornata che cambierà il destino di Roma. E le mete da raggiungere sono già fissate. «Per vincere le sfide della globalizzazione e collocarci su un livello di eccellenza sul piano internazionale puntiamo su cinque primati  - precisa il sindaco - il primo è quello della cultura, il secondo quello della cooperazione e dello sviluppo sociale, perché non dimentichiamo che Roma ospita la Fao e possiamo diventare il centro più importante per la lotta alla fame e per l’incontro tra il Nord e il Sud del mondo. Il terzo è quello del turismo, noi vogliamo battere Parigi in questo settore. Il quarto è lo sport - ricorda Alemanno - noi coltiviamo ancora nel cassetto il sogno di riportare le Olimpiadi a Roma e il quinto è quello di essere una città che si ponga al centro del Mediterraneo». Cinque punti strategici da raggiungere vincendo la sfida più difficile, quella di cambiare radicalmente l’amministrazione di una città che non ha ora più alibi nel non sentirsi Capitale a tutti gli effetti.
 

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