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Dall'occupazione alla casa popolare

Il presidente della commissione Sicurezza al prefetto: verifichiamo chi c'è dentro

.Ormai il tam-tam delle occupazioni è arrivato anche a chi abita in altre regioni. Perché dall'occupazione ad una casa popolare il passo è più breve, rispetto all'iter istituzionale, grazie al sistema collaudato della residenza anagrafica ottenuta grazie ad un'occupazione, porta d'accesso per entrare in graduatoria, semmai ci sarà uno sgombero. Nella guerra tra poveri, i furbi hanno trovato la scorciatoia. E così anche gli studenti che vengono a studiare a Roma, senza alloggio né reddito, hanno scoperto la via breve dell'occupazione. Mentre i romani in lista d'attesa da decenni, ormai troppo vecchi e anche troppo onesti per andare ad occupare una casa, si attaccano al tram. Alla Magliana, armeni, tunisini e sudamericani sono riusciti ad ottenere la residenza anagrafica, pagando un "fitto" e mettendosi a completa disposizione del centro sociale Macchia Rossa, che ieri ha mostrato i muscoli con un corteo per le vie del quartiere in difesa dell'occupazione dell'ex scuola «8 marzo» in via dell'Impruneta 51, assaltata e razziata 2 anni fa. Ma le residenze richieste sono state rilasciate non senza le resistenze dell'Ufficio anagrafico del XV Municipio, poi ampiamente superate visto che, come si apprende dal link del sito internet di Macchia Rossa, il centro sociale in via Pieve Fosciana è persino riuscito a farsi riconoscere dall'ente locale come interlocutore per l'emergenza abitativa e partecipa al tavolo regionale. Il caso Magliana è finito in Procura. «Ci chiediamo come sia possibile che le forze politiche che si dichiarano democratiche appaiano tolleranti e addirittura presentino documenti nei consessi istituzionali sia di carattere locale che regionale, e riconoscano chi occupa come interlocutori per il riconoscimento di tali luoghi dove regna sovrana l'illegalità - ha detto il presidente della Commissione Sicurezza del Comune di Roma, Fabrizio Santori - Ora finalmente all'attenzione della Procura della Repubblica, che spero possa dare risposte in tempi celeri soprattutto in ordine ai gravi fatti accaduti all'interno dell'ex scuola "8 marzo"». Da un capo all'altro di Roma, gli stabili occupati sono ancora terra di nessuno. Dentro non si entra, e non si sa chi ci vive, chi va e chi viene. E Santori reputa «opportuno l'intervento del Prefetto per verificare cosa stia accadendo nella città di Roma in merito alle occupazioni militari di stabili pubblici e privati». Esaudire le richieste di residenza inoltrate dagli occupanti ha un ampio margine di discrezionalità. Come mai? In III Municipio le hanno sospese. «Appena ci siamo accorti che erano in corso richieste di acquisizione di residenze abbiamo fatto interrogazioni - spiega il consigliere municipale Pdl Giovanni Provenzano, presidente della commissione Trasparenza - il direttore del Municipio ha inviato il quesito al segretario generale del Comune di Roma per sapere come comportarsi e la procedura è stata sospesa». A Corso Italia le richieste per ottenere la residenza nello stabile Impdap occupato sono state inoltrate almeno fino a dicembre. «Cosa sia successo dopo lo verifichiamo» dice Daniela Chiappetti, consigliere Pdl del II Municipio.

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