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Allarme furti nelle chiese

Preoccupati. Minacciati. Vittime di furti che si ripetono di notte, ma anche di giorno, nei momenti e nei luoghi più impensabili. Costretti a mediare tra la loro funzione, quella per eccellenza votata all'accoglienza e alla comprensione, e la necessità di tutelare se stessi, la loro comunità e i beni di cui sono circondati. Hanno paura i preti di Roma. Bersaglio sempre più indifeso di ladri e malintenzionati. Alcuni di loro, dopo vari episodi cruenti che si sono verificati nelle parrocchie, si sono rivolti agli investigatori privati. «Cercano un po' di sicurezza dopo aver subito numerosi furti - racconta Bernardo Ferro, titolare dell'agenzia "La segretissima" - E così si sono rivolti a noi».

Quattro i casi trattati lo scorso anno, in crescita a partire dallo scorso Natale in questi quattro mesi del 2009. La richiesta: installare microcamere nelle chiese, puntate soprattutto verso le cassette delle offerte, bersaglio prediletto dai disperati, o verso reliquie e icone sacre, dall'alto valore religioso e artistico. Una tecnica che funziona: come ha dimostrato il caso della chiesa di Sant'Erasmo a Castel Goffredo, in provincia di Mantova: da sei mesi era finita nel mirino dei ladri, che scassinavano le cassette delle offerte destinate ai poveri della comunità. Il parroco, stanco dei furti subiti, dopo innumerevoli avvertimenti ha incastrato il professionista dello scasso riprendendolo con una telecamera e fotocopiando le banconote delle offerte.

A Roma molti ci hanno pensato, qualcuno è passato all'azione. «Abbiamo ricevuto l'incarico di installare microcamere da una parrocchia vicino a via dell'Olmata e da un'altra nei pressi del parco della Caffarella - racconta l'investigatore Ferro - Perché i preti non sanno più come difendersi. Qualcuno lo ha fatto più che altro per scoraggiare eventuali futuri avventori dopo essere stati vittime di vari furti, uno di seguito all'altro». Un fenomeno, quello dei ladri nelle chiese, che si sta intensificando in questi ultimi mesi nella Capitale. Una vera e propria emergenza sicurezza che colpisce indistintamente dal centro alla periferia. Erano state sottratte il 18 marzo scorso.

Duecento reliquie di santi trafugate dalla cattedrale della diocesi di Porto Santa Rufina alla Storta. I resti dei religiosi, tra cui quelle di Ignazio di Loyola e Ippolito, erano contenuti in reliquari di legno e argento e in teche del prezioso metallo. Sono stati recuperati dai carabinieri del reparto operativo Tutela patrimonio culturale e dai militari della compagnia Cassia l'8 aprile scorso dopo 20 giorni di intenso lavoro investigativo. Per un'operazione di recupero andata a buon fine, altri furti sono rimasti invece avvolti nel mistero. Come quello di un'ostensorio d'oro con ostie consacrate rubato la notte del 23 marzo nella chiesa Madonna di Pompei nell'omonima piazza alla Magliana. Ma tra le sparizioni più sconcertanti, la più famosa resta quella, ancora insoluta, del Bambinello dell'Ara Coeli nel 1994.

Un furto misterioso. I ladri, entrati indisturbati nel convento annesso alla chiesa alle spalle del Vittoriano, hanno prelevato la sacra statuetta per poi sparire senza lasciare traccia. L'opera resta ancora tra quelle più ricercate dalle forze dell'ordine. Un altro caso, questa volta a lieto fine, risale all'ottobre del 2004. Un ostensorio del '500 del valore di oltre un miliardo di vecchie lire trafugato dalla chiesa di Santa Maria in via Lata. Un pezzo unico in oro massiccio decorato da topazi, diamanti e ametiste, custodito in un armadietto della sacrestia. Un colpo studiato nei minimi particolari: l'originale è stato sostituito con una copia praticamente identica. Ma i ladri sono stati scoperti il giorno dopo dagli agenti del commissariato Trevi. E l'ostensorio recuperato dopo 72 ore dai carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale. Altro furto un paio d'anni prima nella chiesa di Santa Maria dell'Anima. Cinque tele del '700 di scuola Fiamminga sottratte dalla sacrestia dell'antico luogo di culto in pieno centro, a piazza Navona. Il valore delle opere d'arte, recuperate dai carabinieri del comando provinciale di Roma, si aggirava intorno ai 750 mila euro.

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