cerca

Accoltellò il figlio, resta in carcere

L'indagato al giudice: «Vipa si è scagliato contro di me, non volevo colpirlo»

E' questa la verità, scandita ieri nel carcere di Velletri al gip del Tribunale di Velletri, di Vijaj Kumar, 49 anni, l'indiano commerciante di ortofrutta ad Anzio che sabato scorso ha ucciso il figlio che rientrava troppo tardi la sera, con una coltellata al cuore. Il gip Zsuzsa Mendola, al quale Vijai ha chiesto però di poter partecipare ai funerali del figlio, non ha creduto alla sua versione e in una ordinanza di custodia cautelare di cinque pagine, dopo l'interrogatorio, ha disposto la custodia cautelare in carcere per Kumar, assistito dall'avvocato Angelo Palmieri, che aveva chiesto la scarcerazione o in subordine la concessione dei domiciliari.

Secondo il gip, Kumar «è pericoloso socialmente» ed esiste anche «il pericolo di reiterazione del reato dato il carattere violento», ha scritto nell'ordinanza, sostenendo che l'indiano potrebbe ripetere analoghe condotte nei confronti di altri familiari. L'avvocato Palmieri ha annunciato per i prossimi giorni il ricorso al Riesame per ottenere la scarcerazione del suo assistito. «Vijai - ha detto - è molto malato, ha una grave patologia al fegato. Non c'è pericolo di fuga né quello di reiterazione del reato: è un uomo distrutto e ha spiegato al gip che si è trattato di una tragica fatalità».

Ma cosa è davvero accaduto la notte della tragedia, a Lavinio, una località sul litorale romano vicino ad Anzio dove vive la famiglia di Kumar? «Non volevo ucciderlo - ha detto Vijaj al gip - certo ho rimproverato Vipa perché è rientrato tardi per l'ennesima volta: abbiamo discusso e siamo anche venuti alle mani. Io ho brandito un coltello, lui me lo ha strappato di mano e ha spezzato la lama, poi è corso in cucina, ha preso un altro coltello e accostandolo al polso mi ha urlato: "Guarda papà, guarda come si fa a uccidere, a uccidersi". Minacciava di tagliarsi le vene. Ero sconvolto, ho cercato di fermarlo, lui mi si è lanciato addosso e poi è caduto su di me. La lama era nel suo torace. È stato terribile». Vipa, come il fratello, parlava in romanesco. Ma soprattutto non voleva più obbedire al codice della famiglia, alle severe regole della comunità.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Choc a Roma: si lancia dal tetto, i poliziotti lo afferrano volo [VIDEO]

Isola dei Famosi hot, la Marcuzzi si lancia su De Martino e resta nuda
Raikkonen spezza una gamba al meccanico della Ferrari
Il crollo in diretta: ecco il video della voragine sull'Appia