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Ecco dove la Capitale trema

 Un sistema che per la prima volta in Italia fornirà i parametri ingegneristici a cui si potrà far riferimento per valutare la qualità degli edifici già costruiti e da costruire e per misurare lo scuotimento del terreno in aree urbane. Proprio quando il Campidoglio ha annunciato l'introduzione di un bollino di qualità per gli immobili, i sismologi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia stanno elaborando i primi dati sugli effetti che il terremoto a L'Aquila ha avuto sulla Capitale.

«I risultati di questa indagine saranno pubblicati fra un paio di mesi», spiega il fisico Arrigo Caserta dell'Ingv responsabile del progetto, al lavoro sulla rete sismografica che ha la sua base nel Dipartimento di Fisica dell'Università Roma Tre in via della Vasca Navale. È qui che si misura il livello di amplificazione delle scosse lontane. Nell'Università Roma Tre è stata installata quattro anni fa la prima rete sismica tridimensionale in un'area densamente popolata in Italia. «Il terreno alluvionale attorno al Tevere, che si estende per circa 2.5 chilometri di larghezza, composto da depositi alluvionali olocenici - spiega Caserta - ha la proprietà di focalizzare l'energia di un sisma, la riverbera all'interno del bacino aumentando l'ampiezza dello scuotimento».

Come hanno ricordato più volte gli esperti, Roma non è una zona sismica. O meglio, nella classificazione stilata dall'Ingv, rientra in zona 3, dove gli scuotimenti sono modesti (L'Aquila è in zona 1: rischio alto), la «massima attesa» può essere di un terremoto di magnitudo 4. Le faglie di modesta dimensione più vicine sono quelle di Ciampino dove nell'aprile scorso si è registrato una scossa di magnitudo 3.6. È per questi motivi che l'attenzione dei ricercatori è puntata sull'effetto di amplificazione di terremoti lontani. Le rilevazioni permettono di analizzare il sottosuolo vicino al corso del Tevere da San Paolo a Ponte Milvio.

La rete sismica è composta da cinque stazioni di rilevazione. In via della Vasca Navale, all'interno dell'Istituto per la cinematografia e televisione Roberto Rosellini ce ne sono tre, due in superficie e una in un pozzo di ottanta metri di profondità con un'antenna che registra le amplificazioni dei sisma; altre due si trovano all'interno di Roma Tre. Un'altra stazione invece si trova nella scula media G. Moscati alla Garbatella: i dati acquisiti qui sono quelli tipici di un terreno non alluvionale che hanno un grado di amplificazione molto basso. «La scossa di domenica notte con epicentro all'Aquila - spiega Caserta - ci ha fornito per la prima volta i dati per capire l'impatto delle scosse nelle varie zone di Roma a seconda della qualità del sottosuolo. Raffrontando i dati che ci fornisce la rete si potranno avere nuovi parametri a cui far riferimento per valutare la sicurezza degli edifici».

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