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Ostiense, rissa mortale: c'è un sospetto

Ostiense, rissa mortale: c'è un sospetto

Le forze dell'ordine sul luogo dell'omicidio

C'è un nome per risalire a coloro che hanno accoltellato al cuore Gianfranco Bonavita, 31 anni, e ferito i tre suoi amici all'alba di domenica, in via del Gazometro. E si indaga su altri probabili moventi: dallo scambio di sguardi all'ipotesi più complessa della droga. L'agguato infatti ha l'aria di un regolamento di conti: un gruppo era armato di coltelli, l'altro no e, a parte il morto, i tre hanno subito ferite che potevano far salire il numero delle vittime. Il nome sarebbe quello del figlio di un noto pregiudicato residente sul litorale romano intestatario del fuoristrada sul quale il ragazzo (suo figlio) sarebbe fuggito con altre persone a bordo.

A vederlo allontanarsi sarebbero stati alcuni testimoni (anche un vigile urbano) che erano davanti al Gran Caffè Imperiale alle 4,30 di quella sciagurata mattina. La sorella del ragazzo alla guida del fuoristrada lavorerebbe in un locale al Testaccio. E questo potrebbe essere un punto di contatto tra il gruppo fuggito e quello dei feriti, potrebbe essere lei la ragazza di cui hanno parlato altri testimoni sentendo urlare: «Puttana, ti ammazzo a te e a quest'altra ...». Comunque le indagini coordinate da Francesca Monaldi, della Squadra mobile, non escludono alcuna pista. Il movente della giovane contesa sembra reggere poco. E si irrobusticono altri sospetti: uno scambio di sguardi minacciosi e interessi legati alla droga. Ma sono congetture da verificare. Qualcosa di più potrebbe sapersi oggi in tarda mattinata dagli interrogatori dei feriti raggiunti da un provvedimento di fermo per il reato di rissa aggravata. Si tratta di Massimiliano Lustri, 36 anni, (conosciuto come er Tapparella) e Santocarlo Cesare, di 32 (ricoverati al Forlanini), e del cugino di quest'ultimo Vincenzo Pacchiarotti, di 43 (al San Camillo in coma farmacologico).

L'avvocato Gianluca Arrighi conferma che quella mattina presto «Massimiliano Lustri era con un suo amico. In via del Gazometro ha visto il Suv dei suoi amici e si è fermato al bar Imperiale. Mentre era al bancone a consumare una bibita - prosegue — è scoppiato il pandemonio. Quando è uscito in strada Bonavita (da due giorni erano scaduti i termini degli arresti domiciliari per furto) era già a terra. Ha cercato di difendere gli altri e ha preso le coltellate». Cinque sono importanti: una al collo, due all'altezza delle scapole e altrettante al ventre. Il difensore degli altri due, Cristiana Terribile, deve ancora parlare con tutti e due i suoi assistiti, aspetta che si svolgano gli interrogatori di oggi, ma l'idea sembra quella che i tre amici feriti abbiano sia intervenuti in difesa di Gianfranco Bonavita, colpito per primo e subito con un colpo diritto al cuore.

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