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Caffarella, il «biondino» torna libero

«Grazie, grazie». Sono le prime parole che il romeno Alexandru Izstoika Loyos, conosciuto come il «biondino» della Caffarella, pronuncia da uomo libero mentre taglia in due una piccola folla di fotografi e giornalisti. Ieri pomeriggio alle 6 ha lasciato il carcere di Regina Coeli dov'era entrato il 18 febbraio con l'accusa di aver violentato la ragazzina di 14 anni la sera di San Valentino. Il Tribunale del Riesame ha tirato fuori lui e il suo amico Karol Racz, il connazionale tirato in ballo nella vicenda dello stupro proprio da Loyos, il quale il giorno dopo l'arresto si è rimangiato la confessione. Quando sbuca dalla porta carraia il «biondino» è vestito come il giorno in cui vi è entrato: jeans, felpa blu, giaccone verde. I capelli sono corti ai lati, più lunga e folta la frangetta. È dimagrito. Con sé ha solo una busta di plastica. Gli chiede una giornalista romena: «Com'è stato il periodo in galera?».E lui con gli occhi bassi: «Così così».

Poi s'infila in una Fiat 500 e se ne va. Il suo difensore, l'avvocato Giancarlo Di Rosa, è stato come un angelo custode: non lo ha mai perso di vista, e dopo tanto parlare ora vuole proteggere il suo assistito dietro un muro di massimo riserbo. «Dove andrà a vivere? Non ve lo dico neanche sotto tortura. Una sistemazione la troveremo». Loyos resta indagato per calunnia (decaduta quella di autocalunnia) per aver detto di aver confessato lo stupro dietro minacce della polizia romena. Quindi deve restare a disposizione di polizia e Procura. Il magistrato Vincenzo Barba resta convinto che lui e il suo socio Karol Racz quella sera erano lì nel parco, forse facevano da palo. E poi c'è la conoscenza tra Loyos e Oltean Gavrilia, arrestato con Ionat Joan Alexandru e insieme ritenuti responsabili dello stupro di San Valentino: in passato il «biondino» e Oltean sono stati vicini di cella a Regina Coeli.

Per il pm la partita non è chiusa: «Leggeremo le motivazioni quando saranno depositate e valuteremo la situazione». Loyos ha ricevuto offerte di lavoro? Risponde ironico l'avvocato Di Rosa: «Non credo che ci siano vip che hanno delle pecore (il romeno faceva il pastore, ndr) e quindi in grado di offrire lavoro anche al mio assistito». Cambiano le prospettive occupazionali anche per Karol Racz. Avrebbe dovuto cominciare oggi a lavorare «ma - ha spiegato il suo avvocato Lorenzo La Marca - l'offerta è stata ritirata e non da La Mantia». A spiegare è lo chef che ha parlato della contrarietà espressa da alcuni lavoratori alla presenza di Racz nel suo ristorante. «Parliamo di razzismo? Posso dire di aver scoperto un altro mondo ed è stata un'esperienza di vita forte - ha detto La Mantia - Tre cameriere si sono licenziate appena hanno saputo che Racz avrebbe lavorato qui. Una ditta di facchinaggio ha protestato dicendo che c'erano colleghi italiani che avevano molti più diritti. Infine dall'estero un'agenzia turistica ha mandato un fax per dire che non avrebbero mandato clienti se Racz fosse stato assunto».

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