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Mailat rischia il processo per calunnia

{{IMG_SX}} Nuove accuse Romulus Nicolae Mailat, il romeno già condannato nell'ottobre scorso a 29 anni di reclusione per la morte Giovanna Reggiani, la donna rapinata, violentata e uccisa nei pressi della stazione ferroviaria di Tor di Quinto il 30 ottobre del 2007 e deceduta dopo due giorni per le ferite riportate a seguito di quell'aggressione. Il pubblico ministero Maria Bice Barborini ha infatti chiesto il rinvio a giudizio del romeno per l'accusa di calunnia.

La contestazione, in particolare, fa riferimento ad aver accusato del delitto Reggiani, pur sapendolo innocente, Vassili Neamtu, figlio di Emilia, la supertestimone dell'accusa. A decidere sulla richiesta del sostituto procuratore sarà il giudice dell'udienza preliminare Barbara Callari il prossimo 28 aprile. Il reato che potrebbe far finire sul banco degli imputati Nicolae Mailat, quello di calunnia, è lo stesso che sta tenendo dietro le sbarre il suo connazionale, Alexandru Isztioka Loyos, il «biondino» di 20 anni. Il romeno è infatti in attesa del pronunciamento del Tribunale del Riesame sulla sua richiesta di annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare per l'accusa di calunnia nei confronti degli agenti della Polizia romena.

Secondo la procura, infatti, lo straniero avrebbe ingiustamente accusato i poliziotti di averlo minacciato e picchiato per fargli ammettere di essere lo stupratore del parco della Caffarella. I giudici dovrebbero sciogliere la riserva entro oggi. Intanto arrivano le prime richiesta di lavoro per Karol Racz, il romeno scagionato dalle accuse di violenza sessuale. Prima le accuse e l'arresto per gli stupri della Caffarella e di Primavalle, poi la decisione del Tribunale del Riesame di scarcerarlo, la tv e la riabilitazione. Ora per il romeno Karol Racz, dopo la sua partecipazione a «Porta a Porta», sono arrivate molte proposte di lavoro. E per Racz si è mosso anche il notissimo chef Filippo La Mantia per il suo noto ristorante Trattoria, a Roma. La Mantia, palermitano, ha anche lui una storia di mala giustizia alle spalle: ha dovuto combattere contro le false dichiarazioni di un pentito di mafia che lo accusò di essere coinvolto nell'omicidio di Ninni Cassarà.

Ma richieste sono arrivate anche dal presidente di «Coop 29 giugno» Salvatore Buzzi per un lavoro nell'ambito della manutenzione del verde che la cooperativa svolge per conto del Comune di Roma e da Giuseppe Muzi, titolare di una azienda agricola a Tocco Casauria (PE), come bracciante agricolo. Così dopo 35 giorni dopo impieghi saltuari e 35 giorni di carcere per Racz forse è arrivato il momento di una vita normale.

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