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Prg bocciato, edilizia in crisi

Prg bocciato, edilizia in crisi

Il presidente dell'Acer Eugenio Batelli

Lo stop al Piano regolatore generale, deciso dal Tar pochi giorni fa, preoccupa il presidente dell'Associazione dei costruttori romani (Acer) Eugenio Batelli, che sottolinea i rischi per il futuro della Capitale e per le imprese.

Presidente Batelli, quali sono gli effetti della bocciatura del Prg?
«Sparisce il lavoro degli ultimi anni e saltano le norme di salvaguardia. Insomma siamo tornati al Piano del 1965». Ma sia il Campidoglio sia la Regione Lazio hanno assicurato che faranno ricorso al Consiglio di Stato... «Certo, è un obbligo di ogni amministrazione ma sono scettico su una soluzione positiva».

Che succederebbe se il Consiglio di Stato confermasse il pronunciamento del Tar?
«Non dovremmo ricominciare dall'inizio ma quasi, dunque si paralizzerebbe l'edilizia romana per alcuni anni. Inoltre ora si possono presentare progetti basati sul vecchio Piano del '65, e già questo creerebbe imbarazzo agli uffici. E poi non è chiara neanche la procedura da seguire nel caso il Consiglio di Stato mantenesse il parere del Tar».

Altri rischi?
«Bè, per gli imprenditori che hanno investito sulle previsioni del nuovo Prg è davvero un disastro. C'è il rischio reale di una crisi per le aziende, dunque anche di licenziamenti. E poi voglio dirlo con chiarezza: a Roma servono case per giovani, anziani e immigrati, piccole abitazioni a basso costo. Se si blocca il Prg, si ferma tutto».

Ma non si potrebbe approfittare dello stop dato dal Tar per migliorare il Prg?
«Rivedere il Piano adesso vorrebbe dire restare fermi troppi anni. Possiamo migliorarlo con le varianti. E poi resta lo strumento degli accordi di programma».

A proposito, lei cosa pensa di questo Piano?
«Il Prg ha dei limiti, come la povertà di aree di riserva, cioè le zone di proprietà di privati a disposizione del Comune che le utilizza per l'edilizia agevolata. Poi le norme tecniche sono state scritte male e dunque ne risulta difficile l'applicazione. Inoltre manca un piano di infrastrutture adeguato allo sviluppo della città. Al di là di questo, il Piano era necessario perché negli ultimi quarant'anni Roma è cambiata moltissimo».

Quali sono tre cose da fare subito?
«Soltanto tre? Innanzitutto un vero piano casa, in grado di dare efficaci risposte sociali. Poi il recupero dei quartieri nati spontaneamente che ora si trovano nel degrado. Terza cosa: trovare altre aree di riserva. Mi consenta una quarta priorità: rispettare i diritti acquisiti. Se un'impresa acquista un'area edificabile, non può vederla il giorno dopo trasformata in non edificabile».

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