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Marrazzo e la matassa del Pd

A Roma, sulla scia nazionale, si è trovato un accordo unitario: Riccardo Milana (rutelliano) segretario, Serena Visintin (popolare) vice, Mario Ciarla (veltroniano) presidente, Piero Latino (dalemiano) coordinatore della segreteria. Negli organismi del Lazio non è stata la stessa cosa. Roberto Morassut (veltroniano) è rimasto coordinatore, accanto ai 24 esponenti dell'esecutivo. Esclusi invece i fedelissimi di D'Alema, di Enrico Letta e di Rosi Bindi. A rendere la situazione esplosiva è stato il rimpasto nella Giunta Marrazzo (lungo un anno ma concluso solo un paio di giorni prima delle dimissioni di Veltroni). Marco Di Stefano (lettiano) è stato sostituito senza ottenere incarichi alternativi.

Non era mai successo: né con Augusto Battaglia (che rifiutò l'assessorato ai Servizi sociali), né con Mario Michelangeli (Pdci) che non volle la presidenza della Lait spa. Il confronto allora è diventato più aspro e ha raggiunto un punto di non ritorno: da un mese l'assessore Claudio Mancini (dalemiano) non partecipa alla Giunta, e sabato scorso l'assemblea regionale che doveva approvare lo Statuto si è arenata al decimo articolo dei trentacinque complessivi. Adesso tocca a Marrazzo trovare la quadra. Il presidente del Lazio ha un complice inaspettato: le elezioni europee, che libereranno poltrone e, magari, entusiasmi.

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