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Diciotto giorni frenetici tra piste, sospetti e fantasie

Poi quella stessa giustizia riporta le indagini al punto di partenza. Si comincia a parlare dei parenti del biondino in Romania, al cromosoma Y ricavato dalle tracce biologiche trovate alla Caffarella che sarebbe compatibile con alcuni "ceppi" genetici. Giornali e tv sono al guinzaglio di una pista: parte da un detenuto il cui patrimonio genetico non si discosterebbe da quello repertato dagli investigatori. Lui si chiama Jon Feraru, 25 anni. Si passa al microscopio il suo Dna e quello di altri ventisei parenti. Nella lista dei ricercati si parla con enfasi anche di un monco, un romeno al quale mancano le dita di una mano, perse a causa dell'esplosione di un petardo. Viene descritto come un cattivo, forse uno di quelli che il biondino avrebbe coperto accollandosi lui le responsabilità dello stupro e chiamando in causa come complice Karol Racz. Tutto negativo. Sfuma pure questo sospetto.

Ancora una volta la tecnologia chiude le porte alle speranze investigative. Sui piani degli specialisti della Squadra mobile circolano voci, indiscrezioni, tutte affascinanti, tutte difficili da verificare. Si dice che siano entrati in scena gli investigatori statunitensi dell'Fbi per fornire ai colleghi di Roma il loro bagaglio di esperienze sulle indagini nei casi di reati violenti come gli stupri. Falso. C'è la storia del collegamento tra il caso Reggiani, uccisa a Tor di Quinto, e quello della Caffarella, tra l'omicida Mailat e i suoi complici, i quali presero parte a quella storiaccia e ora fanno paura per non esser tirati in ballo anche in questa. Falso. Ne circola pure un'altra di "indiscrezione": forse indagano i poliziotti romeni che hanno accusato il biondino di calunnia, per aver detto che avrebbero usato le maniere forti per estorcergli la confessione. Falso.

La Procura, anche alla luce degli arresti effettuati dei due romeni, proseguirà l'attività investigativa per quanto riguarda le posizioni di Alexandru Izstoika Loyos e Karol Racz. I due, scagionati dal tribunale del Riesame per lo stupro della ragazza di 14 anni, sono ancora in carcere rispettivamente il primo per calunnia e autocalunnia e favoreggiamento, il secondo perché raggiunto da una ordinanza di custodia cautelare in carcere per lo stupro di Primavalle, del 21 gennaio scorso. Il pm Vincenzo Barba intende chiarire in particolare la posizione di Loyos, anche in relazione alla confessione mendace resa dal biondino, poi ritrattata, e in relazione a possibili depistaggi nella indagine. Allo stato non paiono emergere legami tra lo stesso Loyos e i due arrestati oggi per lo stupro della Caffarella.

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