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Nel Lazio servizi sociali promossi

Il governatore Marrazzo: «Oggi bisogna saper governare per superare l'emergenza»

Sono 2.462 infatti, le strutture e i servizi socio-assistenziali nella regione che raggiungono 329 mila utenti (2.208 minori di cui 845 stranieri) e si avvalgono di 26 mila operatori. Il 40 per cento di queste strutture è stato attivato a partire dal 2001, quasi il 21 per cento nel triennio 2004-2006. Lo rivela il Primo Rapporto sui servizi sociali del Lazio realizzato dal Censis con il coordinamento della Direzione regionale dei servizi sociali e presentato ieri nella sala Tevere della Regione Lazio dai presidenti Piero Marrazzo e Giuseppe De Rita. «È una soddisfazione valutare che tra il 2004 e il 2007 c'è stata una grande accelerazione - ha detto il presidente Marrazzo - Devo dire che ero pessimista invece questa è una buona base di partenza. Questa volta siamo consapevoli che la politica della sicurezza sarà uno dei cardini della politica della Regione».

Dal Rapporto emerge che, in particolare a partire dal 2001, sono stati attivati gli asili nido aziendali (100%) e le strutture semiresidenziali per anziani (100%), gran parte dei centri diurni Alzheimer, per persone affette da patologie invalidanti (oltre il 90%), e dei servizi socio-educativi per la prima infanzia (oltre l'81%), più del 71 per cento delle case famiglia per anziani, oltre il 64 per cento delle ludoteche per minori, oltre il 57 per cento dei centri diurni per le persone con problemi psico-sociali, più del 51 per cento delle case famiglia per minori.

Accanto alle cospicue risorse messe in campo dalla Regione Lazio per garantire una rete di assistenza sociale sul territorio non mancano però alcune criticità, ad esempio «i differenti livelli di copertura garantiti ai cittadini a seconda del luogo di residenza». Per quanto riguarda gli anziani, infatti, l'offerta di posti disponibili rispetto alla domanda potenziale è molto più alta nelle province di Rieti (170,2 per mille anziani) e di Viterbo (122,8 per mille anziani). Per i minorenni, invece, è più alta l'offerta di posti (dagli asili nido alle case famiglia) nelle province di Viterbo (41,7 per mille minori), di Frosinone (33,7 per mille minori) e nel comune di Roma (31,6 per mille minori).

Quasi il 38 per cento delle strutture e dei servizi interpellati (oltre il 61% tra gli asili nido) in un anno ha dovuto rifiutare l'ospitalità o il servizio a persone che rientravano nella propria tipologia di utenza di riferimento. «La società ci chiede di essere più moderna e solidale. Perché la crisi significherà un appesantimento di richieste - ha concluso Marrazzo - Dobbiamo offrire una gestione che sappia rispondere alle esigenze. Oggi bisogna saper governare».

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