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In Procura l'Ipab dei ciechi

Vendite e appalti sospetti, il presidente De Luca davanti ai magistrati

Ilnumero uno dell'istituto di assistenza ai ciechi ha ricevuto un avviso di comparizione nell'ambito dell'inchiesta aperta dalla Procura di Roma su presunti appalti truccati e sulla vendita sospetta di un terreno di proprietà dell'ente. Del resto la gestione dell'istituto, controllato dalla Regione Lazio, presenta diversi punti oscuri, come più volte denunciato da Il Tempo. Innanzitutto la vendita di un terreno all'Aurelio acquistato a febbraio 2008 da una società (Edilizia Mps srl) in cui compare il revisore dei conti dello stesso Ipab. Poi ci sono gli appalti: per la fornitura dei servizi informatici e per la ristrutturazione del tetto del Casale di San Pio V, sede e ricovero dei pazienti assistiti dal Sant'Alessio. Restano sullo sfondo gli affitti «facili» concessi a politici e vip da almeno una decina d'anni. L'Ipab è proprietario di 700 appartamenti. Alcuni di questi, in centro storico, sono stati dati in locazione a canoni decisamente fuori mercato: 95 metri quadrati a Fontana di Trevi a 900 euro al mese, 119 metri quadrati in via della Colonna Antonina a 1.135 euro, 52 metri quadrati in via Giovanni Branca, a Testaccio, a 749 euro. Abitazioni ottenute, con procedure regolari, soprattutto da politici, imprenditori e artisti. Nelle scorse settimane il direttore generale del Sant'Alessio, Andrea Liberati, e il revisore dei conti, Silvano Micozzi, hanno lasciato gli incarichi, mentre la Regione ha nominato un Comitato formato da tre esperti che avrà il compito di controllare tutte le delibere approvate dalle Ipab. Ma ora la parola passa alla magistratura.

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