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«Non è un ragazzo come noi, è un bandito»

Sipuò dimostrare di essere onesti anche dopo aver sbagliato. Invece il pirata che ha fatto finire in coma mia sorella quando gli è passata la sbronza e ha capito cosa aveva fatto ha pensato solo a come cancellare le tracce orchestrando tutta quella messinscena». È stravolto dal dolore ma lucido Stefano, 27 anni, uno due fratelli di Irene, l'altro si chiama Giuseppe, e di anni ne ha 29. Ieri pomeriggio era ancora sul luogo della tragedia, nei pressi della fermata degli autobus notturni che passano su lungotevere all'altezza della Sinagoga. Per parlare di perdono non c'è spazio. «Se fosse andato al commissariato San Paolo per costituirsi magari ci avremmo provato, ma così no: quel ragazzo ha simlutato il furto dell'auto con una denuncia e lo stesso giorno che ha investito Irene ha bruciata la macchina sperando di farla franca» continua. E le forze dell'ordine? «Meravigliose - continua - perché è grazie al prezioso lavoro in collaborazione di polizia, carabinieri e vigili urbani se ora sappiamo chi ha ridosso la nostra cara Irene così». E un «grazie anche ai romani che hanno risposto all'appello (chi sa si faccia avanti) inviando una email e una testimonianza ai carabinieri di San Lorenzo in lucina sul secondo incidente, quello a Ponte Mazzini. G. M. Col.

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