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Nomadi, arriva la "carta d'identità"

Una sorta di carta d'identità - ma che non sostituisce il documento di riconoscimento - che servirà al Dipartimento V, Politiche sociali, del Campidoglio per verificare le condizioni di legalità delle famiglie ospitate. Passa alla fase operativa la politica del Comune sulla gestione dei campi rom all'interno del Grande raccordo anulare. Dieci giorni dopo l'adozione, il 18 febbraio scorso, del regolamento da parte del prefetto Giuseppe Pecoraro, nella veste di commissario delegato per l'emergenza nomadi, il Comune di Roma predispone gli strumenti attuativi: un «atto d'impegno» tra l'amministrazione e il cittadino rom relativo, si legge nel documento, «all'autorizzazione allo stazionamento temporaneo nel villaggio attrezzato» e un disciplinare «sulle modalità di permanenza temporanea nei villaggi attrezzati per le comunità nomadi del Comune di Roma».

In pratica vengono messi nero su bianco regole di comportamento e oneri spettanti alle famiglie che vivranno nei campi attrezzati: dal pagamento del canone mensile per l'utilizzo della piazzola e dei servizi del campo, utenze e tassa sui rifiuti (circa 80 euro al mese), all'impegno di effettuare lavori di piccola manutenzione della struttura assegnata. I primi rilievi delle forze dell'ordine sono partiti lunedì dal campo di via Salone e dureranno 40 giorni lavorativi. L'Ufficio nomadi e i vigili urbani controlleranno i requisiti degli abitanti dei 7 campi, che, una volta firmata l'autorizzazione e l'atto di impegno, riceveranno il tesserino, valido due anni e prorogabile fino a 6.

Nel Dast figureranno però, al di là di quelli anagrafici, anche alcuni dati sensibili del detentore: etnia, religione, appartenenza a nuclei familiari. «I nomadi firmeranno una liberatoria – precisa l'assessore capitolino alle Politiche sociali Sveva Belviso – nell'assoluto rispetto della privacy. Anche questi sono elementi importanti per assicurare la compatibilità etnica dei campi ed evitare il ripetersi di quanto già accade ad esempio a Tor de' Cenci dove ci sono muri che separano le diverse etnie e famiglie». Chi non volesse firmare, invece, dovrà uscire dal campo. Altro capitolo importante, «l'impegno di assicurare costantemente l'assolvimento e l'obbligo scolastico per i minori in età scolare, oltre alla regolare frequenza di corsi di formazione professionale, attività di studio o di occupazione lavorativa, per i minori non più soggetti agli obblighi scolastici».

Tra i divieti, quello di manomettere impianti idrici, elettrici, antincendio; parcheggiare l'auto all'interno dei villaggi, ospitare persone non registrate, accendere fuochi negli spazi comuni. «Vigilerà sull'andamento e sul rispetto delle regole - ha precisato l'assessore - una commissione del V dipartimento e i vigili urbani con un loro presidio dinamico ogni 3-4 mesi».

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