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Meloni: "Chi tortura davvero le nostre forze dell’ordine"

Abrogare la legge sul reato di tortura e aumentare le pene per i reati di minaccia o resistenza a pubblico ufficiale sono le due proposte di legge presentate da Fratelli d'Italia

Meloni: "Chi tortura davvero le nostre forze dell’ordine"

Giorgia Meloni

Caro direttore,
il tuo giornale è senz’altro quello che si è speso e si spende di più a fianco delle forze dell’ordine, di quelle donne e di quegli uomini che rischiano ogni giorno la vita per la sicurezza di tutti. Non a caso, avete spesso messo in risalto le perplessità dei loro rappresentanti istituzionali verso il «reato di tortura» così come è stato codificato dal governo Gentiloni. Sono obiezioni che noi di Fratelli d’Italia abbiamo sempre condiviso, e per questo motivo ieri abbiamo presentato alcune proposte ispirate a un principio che per noi non è trattabile: difendere chi ci difende.

Ad oggi, la formulazione del reato di tortura mostra tutti quei pregiudizi contro gli uomini in divisa tipici della cultura di sinistra. Con un esempio fin troppo significativo: basta che un insulto rivolto a un delinquente venga qualificato come artefice di «trauma psichico» per rischiare una condanna fino a 12 anni ai danni di un agente. Noi, ovviamente, non siamo affatto e contrari all’esistenza in sé del reato di tortura, ma contestiamo fermamente la forma che ha attualmente. Proponiamo di abolire due articoli della legge palesemente vessatori, che prevedono pene sproporzionate per i pubblici ufficiali, e di sostituirli con una nuova aggravante, che ricalchi esattamente l’articolo 1 della «Convenzione contro la tortura» dell’Onu. Ci pare la migliore garanzia possibile (non mi risulta che le Nazioni Unite siano un covo di pericolosi estremisti dal manganello facile) per i cittadini e per gli uomini della pubblica sicurezza, che oggi non sono in condizione di svolgere il proprio lavoro.

Non solo: questi uomini sono costantemente oggetto di aggressioni (aumentate del 300% negli ultimi cinque anni per arrivare a un totale superiore alle 6000 l’anno) anche selvagge, come avvenuto al carabiniere di Piacenza picchiato dal branco dei figli di papà dei centri sociali durante una manifestazione o ai poliziotti di Torino addirittura bersagliati con bombe ripiene di chiodi. Il tutto nel silenzio complice di intellettuali (presunti) illuminati, dei partiti di sinistra, del bel mondo a vario titolo del politicamente corretto.

Ecco, noi non rimaniamo in silenzio, noi vogliamo difendere chi ci difende, perché ci sembra davvero il minimo che si possa fare per gente che crede così tanto nell’Italia e nello Stato da essere disposta a sacrificarsi e a rischiare ogni giorno anche per 1200 euro al mese.

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