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POLITICA & GIUSTIZIA

Soldi sequestrati alla Lega, alta tensione tra Salvini e magistrati

Scontro tra il leader del Carroccio e l'Anm sulla richiesta di incontro a Mattarella

Soldi sequestrati alla Lega, alta tensione tra Salvini e magistrati

Sale la tensione tra Matteo Salvini e i vertici della magistratura dopo il via libera della Corte di Cassazione al sequestro «ovunque vengano rinvenuti» dei conti della Lega. Ad alimentare ulteriormente le polemiche – dopo la richiesta del segretario e vicepremier di un intervento del presidente Sergio Mattarella in merito al provvedimento-shock che viene visto con un vero e proprio attacco politico nei confronti del Carroccio – l’uscita dei capigruppo: «Chiediamo incontro con Mattarella nel rispetto dei tanti giudici che svolgono con imparzialità loro funzione – hanno spiegato Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, portavoce dei gruppi di Senato e Camera - Milioni di italiani perbene si riconoscono nell'azione della Lega, mettere fuorilegge un partito per (eventuali) errori di altri risalenti a dieci anni fa non garantisce quello spirito di democrazia, libertà e partecipazione popolare su cui si fonda la nostra Costituzione e la nostra vita sociale». Pronta la replica dell’Associazione nazionale magistrati la quale, per mezzo della Giunta esecutiva centrale, ha ribadito «con forza che i magistrati non adottano provvedimenti che costituiscono attacco alla democrazia o alla Costituzione, né perseguono fini politici, ma emettono sentenze in nome del popolo italiano, seguendo principi e regole di diritto di cui danno conto nelle motivazioni». Ma c’è di più. Secondo l’Anm richiamare, come hanno fatto leader e capigruppo, un possibile intervento del Capo dello Stato nella vicenda «risulta essere fuori dal perimetro costituzionale, così come le modalità con cui il dibattito si è alimentato che creano confusione e rischiano di produrre effetti distorsivi sui precisi confini, fissati dalla Costituzione, tra la magistratura, autonoma e indipendente, e gli altri poteri dello Stato». Sorpreso da questo "richiamo" Matteo Salvini, che a sua volta ha replicato all’Anm proprio sul merito delle sue parole: «Che io non possa andare a parlare con il presidente della Repubblica mi sembra una cosa bizzarra: è il garante della Costituzione e dei diritti dei cittadini». Per il ministro dell’Interno il punto resta la tutela del diritto-dovere di poter rappresentare il consenso ottenuto: «Io rispetto il lavoro della stragrande maggioranza dei giudici, che al 99% fanno bene e obiettivamente il loro lavoro, ma parlerò con Mattarella del fatto che la Lega sarebbe il primo partito in Europa messo fuori legge con una sentenza non definitiva per eventuali errori commessi da qualcuno più di dieci anni fa». E proprio per rafforzare la sua tesi Salvini ha preso un impegno preciso: «Se qualcuno dieci anni fa ha speso in maniera errata 300mila euro, perché di questo si sta parlando, e verrà condannato in via definitiva, di quei 300mila euro, anche se non c'entro nulla, sono personalmente disposto a farmene carico».

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