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Fermati i 67 "miracolati" del vitalizio

Pasticcio nei tagli: c’è chi ci guadagna. E allora si corre ai ripari: un’altra norma per evitare assegni più alti

Fermati i 67 "miracolati" del vitalizio

Sono 67 gli ex parlamentari che grazie alla riforma approvata dall’ufficio di presidenza della Camera pochi giorni fa avrebbero visto il proprio vitalizio aumentare. Montecitorio ha deciso di ricalcolare con il metodo contributivo (quello già in vigore per le pensioni degli altri italiani) gli assegni maturati dagli ex deputati (in tutto 1.405). In questo modo i vitalizi saranno tagliati, in media, del 40 per cento con un risparmio di una settantina di milioni di euro all’anno. Ma, si sa, il diavolo si nasconde nei dettagli: 67 ex deputati hanno versato talmente tanti contributi che con la nuova riforma guadagnerebbero molto di più di ora. Sono quelli che hanno passato più tempo nel Palazzo.

Come Publio Fiori (che ha già un vitalizio che supera i 10 mila euro al mese), Clemente Mastella (quasi 7 mila euro), Giorgio La Malfa (che ne ottiene quasi 6 mila), Livia Turco (5.800 euro), Ciriaco De Mita (5.800 euro al mese), Rosa Russo Iervolino (5.588 euro), Massimo D’Alema (5.523), Walter Veltroni (5.504), Paolo Cirino Pomicino (5.411 euro). Ci sono anche gli ex presidenti della Camera dei deputati, Luciano Violante (che incassa 5.873 euro) e Gianfranco Fini (5.882 euro al mese). Precisamente, secondo le tabelle degli uffici di Montecitorio, un ex deputato (i nomi sono stati cancellati) avrebbe un vitalizio aumentato di oltre il 100%, tre di quasi l’80%, altri tre del 60%, cinque del 50%, sei tra il 31 e il 40%. Undici ex onorevoli avrebbero un guadagno pari quasi al 30%, quindici del 20% e, infine, 22 di circa il 10%. Per evitare una simile beffa l’ufficio di presidenza ha inserito nel testo una norma che vieta il superamento dell’assegno attuale. Cioè i 67 ex deputati continueranno ad avere lo stesso vitalizio di ora. Per loro né tagli né aumenti.

Poi ci sono tutti gli altri: 1.338 ex deputati. Fra questi, 296 avranno un taglio all’assegno tra il 31 e il 40%, 295 tra il 41 e il 50%, 249 tra il 51 e il 60%. Sono 139 quelli che vedranno il proprio vitalizio sgonfiarsi di quasi il 70% e 111 arriveranno all’80%. Infine, 23 riceveranno un compenso mensile ridotto di quasi il 90%. Minori tagli per gli altri: 124 subiranno una riduzione tra il 21 e il 30%, 60 tra l’11 e il 20% e 41 fino al 10%. Resta sospeso il provvedimento che riguarda gli ex senatori. Pochi giorni fa la numero uno di Palazzo Madama, Elisabetta Casellati, ha spiegato: «Quando il presidente Fico ha iniziato a trattare il tema dei vitalizi, ho chiesto ai nostri questori del Senato di lavorare insieme a loro, proprio per arrivare a una decisione che fosse condivisa anche al Senato. Se si troverà la formula giuridica giusta si farà». Parole che per molti sono suonate come la volontà di temporeggiare, magari evitando le riduzioni. Sono quasi 1.200 gli ex senatori che ottengono il vitalizio. Alcuni dei quali pure doppio, visto che sono stati anche consiglieri regionali o eurodeputati. Ma c’è pure chi ne ha tre o chi ha conquistato l’assegno con pochi giorni di legislatura. In passato, infatti, bastavano poche ore di mandato per ottenere il vitalizio (ora 4 anni e mezzo e 65 anni d’età, 60 nel caso di due legislature).

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