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IL GOVERNO AL LAVORO

Di Maio: il decreto Dignità è pronto, le coperture ci sono

Il ministro del Lavoro: voucher e somministrazione non inseriti nel testo, presto norme contro sommerso e false cooperative

Di Maio: il decreto Dignità è pronto, le coperture ci sono

Il decreto Dignità è pronto. E la mancanza di coperture è soltanto una leggenda. Pensiero e parole di Luigi Di Maio, ministro del Lavoro, vicepremier e capo politico del MoVimento 5 Stelle. Parlando alla Festa del lavoro di Milano, Di Maio spiega che le mancate coperture del decreto dignità «sono tutte leggende metropolitane. Mi fa piacere che tutte queste leggende stiano pubblicizzando il decreto dignità, lo abbiamo scritto, è pronto nel testo, sta facendo tutto un iter che io sottovalutavo che non è per le coperture, magari fosse per una questione di merito, è solo una questione di quante bollinature deve avere e di quanti soggetti devono dire va bene, ma dal punto di vista politico e tecnico è un decreto pronto». Sulla stretta al gioco d'azzardo contenuto nel decreto, Di Maio precisa: «Vedo che c’è tanta preoccupazione da parte di certi concessionari del gioco d’azzardo, io credo c’è il primo atto di dignità in questo Paese dire basta con la pubblicità del gioco d’azzardo perché sta facendo sprofondare tante famiglie nella miseria, tanti padri si stanno giocando tutti i loro risparmi con il gioco d’azzardo». Il tema della somministrazione e quello dei voucher invece non sono nel decreto dignità. «Il tema della somministrazione - dice il ministro grillino - in molti casi si presta a delle disfunzioni però dev’essere oggetto del dibattito parlamentare, non si può intervenire con un decreto. Nel decreto dignità oggi non c’è il tema della somministrazione per la stessa ragione per cui demandiamo al Parlamento tutta questa materia, come anche tante altre materie come quella dei voucher, ci sono tante questioni che secondo me si possono affrontare facendo prima di tutto un confronto con i diretti interessati e capendo dove ci sono gli abusi e dove invece sono utili». Quanto alla proposta di Beppe Grillo di mettere due reti Rai sul mercato e senza pubblicità, Di Maio precisa che al momento tutto ciò non è sul contratto. Quella di Grillo «era una vecchia proposta del MoVimento 5 Stelle nel programma del 2009, per ora nel contratto di governo abbiamo inserito esclusivamente che non vada più lottizzata». Quindi, ha aggiunto, «la smetteremo con persone del partito all’interno del Cda, il direttore generale, presidenti e direttori dei tg, deve tornare un po' di merito in Rai, so che è una grande sfida ma è la vera sfida culturale». Insomma «se l’industria culturale del nostro Paese ricomincia a fare cultura e non si mette a lavorare per i partiti allora quella azienda cambia la cultura di tutto il paese». «Un’altra norma che mi sta a cuore - aggiunge Di Maio - è quella delle delocalizzazioni, oggi pomeriggio sarò in provincia di Brescia dove un’altra azienda dopo aver preso soldi dallo Stato se ne sta andando all’estero e su questo bisogna dare una stretta». Inoltre, il ministro poi annuncia una legge contro le false cooperative: «Metteremo in piedi il prima possibile una legge sulle false cooperative, che dia dignità a quelle grandi», ma permetta di smettere «di avere tutti questi soggetti che nascono e muoiono dall’oggi al domani e attentano alla dignità di chi ci lavora».  «C’è un tema - aggiunge poi Di Maio - che è quello del lavoro nero, su cui ci vuole tolleranza zero e tolleranza zero si fa anche dicendo a chi assume in nero che non deve pagare soltanto una multa. In alcuni casi il saldo è anche positivo, e si mette nel conto». Poi c’è il tema del «lavoro che è formalizzato, ma che in realtà non dà dignità alle persone: io l’ho affrontato, e devo dire che se ci riusciamo sarà un modello di gestione di queste questioni che è sicuramente quella dei riders ma io non voglio enfatizzare la singola questione, quei ragazzi sono il simbolo di una generazione che in qualche modo è stata abbandonata dalle politiche pubbliche». Di Maio però non si sottrae a parlare anche dei temi caldi di questi giorni: vitalizi e Ue. Sul primo dice: «Settimana prossima tagliamo i vitalizi, quella dopo incardiniamo la legge sulle pensioni d’oro», che riguarda «anche i sindacalisti. C’è una proposta di legge pronta. Era una promessa che ho fatto agli italiani ma non riguarda solo quella categoria per carità». Di Maio dice di non temere il sorpasso della Lega di Matteo Salvini, sovraesposto in queste settimane sul tema dell'Ue e dei migranti: «Io credo abbia sempre portato fortuna questo schema qua, sempre sottovalutati, trattati come inesperti e incapaci: in 5 anni abbiamo mandato a casa Letta, Gentiloni, Renzi e Berlusconi. Quindi finché è così, finché ci dicono che stiamo arrancando, che non siamo bravi, che non siamo capaci, poi il Movimento si piazza sempre davanti a tutti quanti e manda a casa la vecchia guardia». Sull'Unione europea, infine, Di Maio spiega: «Quella di ieri e un’ottima base di partenza però adesso io mi aspetto dai Paesi che tengano fede alla parola da in quell’altro che è stato firmato ieri da tutti Paesi europei. Se non lo faranno vorrà dire che l’Europa non esiste più. Questa a livello europeo non è una partita in cui c’è chi vince e c’è chi perde; secondo me ieri abbiamo stabilito prima di tutto un principio. Che senza l’Italia non si va da nessuna parte. E chi arriva in Italia arriva in Europa e quindi i migranti che sbarcano in Italia sono una questione europea. Poi io non mi entusiasmo particolarmente. Ci si vede fino alle 5 di notte, si scrive un documento tutti insieme, si dice che si vuole aiutare l’Italia sui migranti, si dice che chi sbarca in Italia sbarca in Europa, che c’è l’intenzione di rivedere Dublino, se poi non lo vogliono fare gli altri Paesi vuol dire che quelle riunioni non servono a nulla. E questo è un problema». Di certo anche sull'economia il governo italiano avrà lo stesso atteggiamento tenuto sul tema dell'immigrazione. «Teniamo ben presente - dice Di Maio - che quello che è l’atteggiamento dell’Italia ai tavoli europei sull’immigrazione è solo l’antipasto di quello che sarà l’atteggiamento ai tavoli europei sull’economia». E se l’Europa non mantiene le promesse «forse dobbiamo rivedere i 20 miliardi» che l’Italia dà all’Europa. «Deve essere chiara una cosa - dice Di Maio - noi diamo 20 miliardi di euro all’anno all’Unione europea; se questi signori dopo aver firmato un documento, dopo qualche ora smentiscono quel documento, vuol dire che forse dobbiamo rivedere quei 20 miliardi, visto e considerato che non appena si ottiene un mezzo risultato questi atti Paesi subito fanno un passo indietro; forse così saremmo ancora più convincenti, visto e considerato che è il tema del veto e del porre il veto vedo che preoccupa. Per un’Italia che in questi anni, a quei tavoli, non ha mai parlato neanche di veto».

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