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LA MAPPA DELLA FIDUCIA ALLA CAMERA

Espulsi, "esteri" e... Sgarbi. Ecco i soccorritori del governo

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Il governo Conte si issa fino a 350 voti a favore nel giorno della richiesta della fiducia alla Camera. Si tratta di un risultato che, considerati i 55 deputati che non hanno risposto alle due "chiame", fa contare 4 sì in più del previsto. Da rintracciarsi, oltre che tra i cosiddetti "espulsi" grillini, anche in Vittorio Sgarbi, iscritto al gruppo di Forza Italia che ha deciso di esprimersi in dissenso rispetto agli azzurri.

"Qualcuno un giorno dirà che questo è un governo illegittimo e, laddove c’è ignoranza e disordine io prospero, quindi darò la fiducia al governo. Una fiducia piena" ha detto il critico d'arte nel giustificare la sua scelta. A favore del governo hanno votato anche i sei deputati del Maie.

In quanto all'appoggio dei parlamentari espulsi dal MoVimento a ridosso dalle elezioni, particolarmente polemico è stato il Pd: "Tutti i furbetti di Rimborsopoli, i taroccatori dei bonifici, gli espulsi per finta del Movimento 5 stelle votano la fiducia al Governo Conte" ha detto la deputata Alessia Morani. "In campagna elettorale - ha ricordato - Di Maio annunciava trionfante: 'Da noi le mele marce si mettono fuori'. Ve lo ricordate? Era la solita bufala del solito pinocchio: in queste ore da lui non è arrivata neanche una parola sui voti incassati da parte dei senatori Buccarella e Martelli, dei deputati Cecconi, Tasso, Vitiello, etc. D’altronde una delle furbette beccate dalle Iene a ritirare il bonifico è stata fatta addirittura ministro, Barbara Lezzi".

Gli astenuti sono stati invece 35, da rintracciarsi, oltre che tra i deputati di Fratelli d'Italia, nel gruppo per le Autonomie, che ha "apprezzato" le aperture su questo tema espresse dal premier Conte.

Voto contrario, come previsto, dai gruppi di Pd, Forza Italia e Leu, oltre che da gran parte dei componenti del gruppo Misto: i deputati di Noi con l'Italia e quelli di Civica e Popolare. In tutto i no sono stati 236. Per il governo, quindi, la navigazione alla Camera si annuncia molto più agevole di quella al Senato. E chissà che questo non consiglierà ai leader di "pescare" a Montecitorio per i vari ruoli di sottogoverno che dovranno essere assegnati la prossima settimana, perché nella Camera bassa sarà più facile sopportare le assenze per motivi "istituzionali".

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