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Tira e molla

M5S, lite sul massone che inguaia il movimento

Vitiello non si ritira. Di Maio assicura: «Gli abbiamo inibito l’uso del nostro simbolo»

Lite sul massone che inguaia i 5 stelle

È un passaggio assai delicato, quello vissuto dal Movimento 5 Stelle in questa fase di campagna elettorale. C’è il caso, scoperto dalle «Iene», delle donazioni di parte dello stipendio al fondo per l’aiuto alle imprese, presumibilmente non eseguite dai parlamentari uscenti (e ricandidati in posizione blindata) Andrea Cecconi e Carlo Martelli.

E poi c’è la questione del candidato-massone. La vicenda è stata raccontata dal «Mattino»: si tratta di Catello Vitiello, avvocato, candidato nel collegio uninominale di Castellamare di Stabia. Ha fatto parte, rivela il quotidiano, della loggia «Sfinge» di Napoli, aderente al Grande Oriente d’Italia, ma si è messo «in sonno» in tempo utile per la candidatura. La notizia ha scatenato un pandemonio, in quanto il regolamento del Movimento 5 Stelle vieta l’appartenenza alla massoneria.

Dunque, le cose stanno così: il Movimento 5 Stelle ha presentato una richiesta formale di rinuncia alla candidatura. Vitiello però va avanti, e il Movimento gli vieta l’utilizzo del simbolo. Insomma, un muro contro muro a tre settimane dal voto. Il diretto interessato ha chiarito la sua posizione in un comunicato stampa: «La massoneria era un hobby e ritengo che questo non possa marchiare a fuoco un uomo che si è contraddistinto per tanto altro. Non sono mai stato bravo a parlare di me – ha proseguito - perché sono stato educato ad evitare sempre e comunque ogni autoreferenzialità. Ma posso dire...

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