LA MEMORIA DELLA DISCORDIA

Mattarella si inventa pure la xenofoibia: "Il problema delle foibe? Il fascismo"

Massimiliano Lenzi

Il presidente della Repubblica in Senato alla Giornata del Ricordo. E la tragedia degli esuli diventa un monito contro "i nazionalismi" che ritornano

Per cominciare un po' di storia. Tra il maggio e il giugno del 1945 migliaia di italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia furono ob- bligati a lasciare le loro terre. Altri di loro vennero uccisi dai partigiani di Tito, gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati. Fin dal dicembre 1945 - ricordava tempo fa lo storico Luciano Garibaldi - il premier italiano Alcide De Gasperi presentò agli Alleati «una lista di nomi di 2.500 deportati dalle truppe jugoslave nella Venezia Giulia» ed indicò «in almeno 7.500 il numero degli scomparsi».

In realtà, il numero degli infoibati e dei massacrati nei lager di Tito sarà ben superiore a quello temuto da De Gasperi. Le uccisioni di italiani - nel periodo tra il 1943 e il 1947 - furono almeno 20mila; gli esuli italiani costretti a lasciare le loro case almeno 250mila.

I partigiani di Tito, parliamo sempre di storia, erano comunisti. Lo stesso Tito era mosso da ideali comunisti. Eppure ieri, mentre in Italia la politica si esercitava nella retorica di interventi pubblici sul Giorno del Ricordo, una parola è sembrata quasi sparire dal rammentare la tragedia e le responsabilità nelle foibe. Questa parola è comunismo. Persino il Capo dello Stato Sergio Mattarella nel suo intervento ha puntato l’indice per la tragedia delle foibe più contro i nazionalismi su base etnica che contro il comunismo. «Il Giorno del Ricordo - ha spiegato - è stato...

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