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Elezioni nel Lazio

Lo schiaffo di Pirozzi a Berlusconi

Faccia a faccia tra il sindaco di Amatrice e Parisi ma l'accordo non arriva. Voci di un incontro col Cav, poi la presentazione della lista

Lo schiaffo di Pirozzi a Berlusconi

La speranza si spegne poco prima delle 20, quando presso il Tribunale di Roma viene depositata la lista circoscrizionale per Roma e provincia dei candidati consiglieri della lista Sergio Pirozzi Presidente. Giochi formalmente chiusi: il sindaco di Amatrice e il centrodestra restano su binari paralleli, destinati a non incontrarsi.

Fallisce così il tentativo di trovare in extremis un’intesa tra Stefano Parisi, candidato governatore della coalizione di centrodestra (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Noi con l’Italia-Udc) e lo Scarpone. Dopo mesi di polemiche e di fraintendimenti, Parisi decide di cercare l’ultima mediazione, come fece nel 2016 quando da candidato sindaco di Milano riuscì a trovare un’intesa con Corrado Passera, facendolo ritirare e convergere sulla propria candidatura. Stavolta però non va nello stesso modo. Parisi e Pirozzi si vedono, l’incontro va avanti serrato fino alle 19.30 circa, ma la fumata bianca non arriva. Parisi cerca di convincere Pirozzi a non dividere il fronte del centrodestra, esortandolo a comportarsi con responsabilità. Parisi chiede a Pirozzi di schierare la sua lista a sostegno del centrodestra, rinunciando a candidarsi governatore ma non a correre per un seggio in Consiglio regionale, con la promessa di dargli la vicepresidenza del Lazio in caso di vittoria. Niente da fare. Pirozzi fa la stessa proposta a Parisi, forte di sondaggi che lo vedrebbero davanti al centrodestra unito. Rottura su tutti i fronti. Così Pirozzi telefona ai coordinatori provinciali e dà ordine di presentare la lista di Roma. Oggi verrà fatto lo stesso anche con le liste per le circoscrizioni delle altre province.

«Parisi ha offerto a Sergio di tutto. Ma poi Pirozzi gli ha sbattuto in faccia i sondaggi, quelli veri, e gli ha detto che con quei numeri dovrebbe essere Parisi a fare ticket con lui e non viceversa. A quel punto s’è alzato e se n’è andato», conferma un candidato della lista Pirozzi, assiduo frequentatore del comitato elettorale del sindaco di Amatrice.

«Abbiamo tentato un’ultima, disperata, mediazione pur sapendo che gli spazi di manovra erano angusti - si spiega invece dal comitato di Parisi - Non c’è stato nulla da fare, Pirozzi non ha voluto sentire ragioni. Con la presentazione della lista i giochi sono chiusi».

Per tutta la giornata, prima dell’incontro tra i due candidati presidente, si rincorrono voci su una possibile e imminente intesa tra il sindaco di Amatrice e il centrodestra. I partiti aspettano a presentare le liste per modificare eventualmente gli apparentamenti. Addirittura si parla di un accordo a un passo, col ritiro della candidatura di Pirozzi e un incontro con Silvio Berlusconi nelle prossime ore. Eventualità che qualcuno tiene ancora in piedi, magari sperando che, nonostante la presentazione della lista, il faccia a faccia tra il Cav e lo Scarpone possa servire a convincere Pirozzi a fermarsi, magari invitando i propri elettori al disgiunto: votare per la sua lista ma per Parisi presidente. Eventualità comunque difficilissima, se non impossibile.

L’amarezza nei partiti di centrodestra per quella che viene ritenuta una decisione scriteriata, irresponsabile e sconsiderata è palpabile. «Ma vinceremo comunque», riferiscono dal comitato elettorale di Parisi.

Ma tanti sono anche i delusi nel campo di Pirozzi. Molti candidati temono che la decisione del sindaco di Amatrice di correre da capolista tolga chanche agli altri candidati; altri che la corsa solitaria finisca per portare tutti contro un muro. Diversi candidati decidono di ritirare la propria candidatura. Tra questi Marco De Carolis, ex sindaco di Montecompatri, che su Facebook scrive: «Non ci sto a partecipare a una guerra che dilani il centrodestra per regalare la Regione Lazio al centrosinistra. Per questo, ho deciso che non correrò come candidato consigliere alla Pisana. Non andrò contro la mia idea, contro quello che da mesi dico pubblicamente: solo con una coalizione unita e compatta possiamo ritornare maggioranza di governo. La diversità di vedute è un bene, è il sale della democrazia: la politica, però, è dialogo e sintesi. Io non ci sto a prendere parte a una guerra».
E c’è chi torna a parlare di «Zingarozzi», di un accordo tra il governatore uscente del Pd e il sindaco di Amatrice, pronto a fare la stampella del centrosinistra in caso di numeri risicati alla Pisana. Magari in cambio dell’assessorato ai Piccoli Comuni o della presidenza dell’Aula.

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