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DOPO LA SICILIA

Tutti chiedono la testa di Renzi. Ma lui prepara la vendetta

Tutti chiedono la testa di Renzi. Ma lui prepara la vendetta

Era prevedibile ed è successo. Dopo il flop in Sicilia, a sinistra tutti chiedono la testa di Matteo Renzi. E non solo tra gli ex scissionisti di Bersani e D'Alema, ma anche tra coloro che fino a qualche giorno fa erano considerati gli ultras renziani più fedeli.

Da questo punto di vista hanno fatto scalpore le parole del capogruppo Dem alla Camera Ettore Rosato. "Serve un’alleanza più ampia possibile - ha detto Rosato - e con un programma concordato. Paolo Gentiloni oggi è a Palazzo Chigi ed è un nome spendibile. Ce ne sono tanti di nomi spendibili e Renzi a Napoli è stato chiaro: intende lavorare per portare a Palazzo Chigi il Partito Democratico, non necessariamente Renzi".

In effetti lo stesso Renzi, alla vigilia del voto siciliano, aveva fatto registrare qualche apertura da questo punto di vista, parlando di allargamento della coalizione e di leader da scegliere con le primarie. E gli avversari interni non se lo sono lasciati ripetere due volte. Per Michele Emiliano, governatore della Puglia, "non c’è nessun obbligo che il candidato del centrosinistra debba essere Renzi. Credo che lo abbia capito anche lui. Dobbiamo trovare una intesa con le altre forze di centro sinistra, poi un candidato premier lo troviamo altrimenti da sinistra continueranno a dire che con lui l’alleanza non è possibile".

Emiliano, poi si spinge oltre e immagina già l'identikit di quello che potrebbe essere lo sfidante dell'attuale segretario: "Delle primarie tra Renzi e Grasso sarebbero molto interessanti". Proprio il nome del presidente del Senato Pietro Grasso è quello lanciato dagli ex "scissionisti". "Non noi tiriamo per la giacchetta nessuno - ha detto Pier Luigi Bersani - ma per il nostro profilo civico e di sinistra, Grasso ci starebbe da dio...".

A rincarare la dose è Massimo D'Alema: "Noi abbiamo detto con chiarezza che ci siamo allontanati dal Pd perché non abbiamo condiviso le scelte politiche, non di nome. Userò le parole di Giuliano Pisapia: 'La ricostruzione del centrosinistra richiede discontinuità di contenuti e di leadership'. Sono d’accordo con Pisapia».

A far capire che la sfida per la leadership sarà però ancora lunga e sanguinosa e l'ultima uscita di Renzi. "Sono mesi che cercano di mettermi da parte, ma non ci riusciranno nemmeno stavolta. Qui non si molla di un centimetro". La partita è appena cominciata.

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