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Partiti, social e comunicazione. Benvenuti nell'era della LovePolitik

Partiti, social e comunicazione. Benvenuti nell'era della LovePolitik

La copertina del libro "LovePolitik" di Alberto Di Majo

C’era una volta la SpotPolitik, in cui dominavano gli imperativi dettati dalla Tv. Un contesto in cui Silvio Berlusconi non ha avuto rivali e per cui è riuscito a costruire un partito in pochi mesi sfruttando la preesistente berlusconizzazione della società italiana. Sono passati quasi venticinque anni da allora e il web ha invaso il campo, stravolgendo anche lo spazio politico, cancellando la mediazione e consentendo l’impegno diretto dei cittadini nelle istituzioni. Inevitabilmente la politica si è trasformata in un’esperienza emotiva, si è confusa con la comunicazione e ha sposato le strategie aziendali di ultima generazione. Così è nata la LovePolitik, titolo dell’ultimo libro di Alberto Di Majo (Castelvecchi editore, 100 pagine, 12,50 euro).

Nel marketing i “lovemarks” sono le aziende che riescono a costruire con i clienti un legame che va oltre il prodotto. Apple, Harley Davidson, Ducati e tante altre imprese possono contare su eserciti di fedelissimi pronti a mobilitarsi, a partecipare ai lanci promozionali o alla definizione dei loro oggetti di culto. Si chiama marketing relazionale, quello che ha spinto la Coca Cola e la Nutella a personalizzare le etichette, la Nike a dare la possibilità agli appassionati di scegliere quali tecnologie inserire nelle scarpe, Netflix a far decidere ai bambini americani la fine delle favole tradizionali. Allo stesso modo, secondo il giornalista de Il Tempo, queste strategie sono sbarcate nella sfera politica.

Dopo aver compiuto un piccolo viaggio nella storia della comunicazione politica e essersi soffermato su slogan, strategie e campagne elettorali di politici americani ed europei, Di Majo analizza: “La politica, al pari del mercato, è diventata una conversazione. L’approccio dirigista, l’idea che il Partito sa cosa si deve fare e costruisce un programma e una classe dirigente che possa attuarlo, è sepolto negli archivi storici di un Paese che, peraltro, non ha mai avuto buona memoria. Quel mondo non esiste più, i politici tradizionali dovrebbero farsene una ragione. È cambiato lo scenario, sono cambiati gli strumenti a disposizione dei cittadini, le possibilità di interagire con i candidati e gli eletti, le aspettative, i compiti di chi governa e di chi è governato”. E qui parla del MoVimento 5 Stelle, “primo partito condiviso”: è stato “fondato da un esperto di strategie di rete, Gianroberto Casaleggio, e da un comico impegnato in molte battaglie, Beppe Grillo, e ha saputo declinare politicamente il marketing relazionale e quello più recente (in particolare il tribal marketing) permettendo agli elettori di costruire legami, di discutere programmi e anche di entrare direttamente nelle istituzioni. È riuscito a interpretare pienamente la Lovepolitik, che imporrà i suoi schemi a tutti i partiti”.

Nel libro c’è anche un’intervista al candidato premier del M5S, Luigi Di Maio, che racconta la sua storia politica e lancia la sfida in vista delle prossime elezioni di primavera. “Come convincerò gli italiani? Li convincerà il programma, non io, li convincerà, mi auguro, l’idea di smart nation che vogliamo trasmettere al Paese aprendo un nuovo corso. (…) Con impegno e pianificazione le cose si possono fare, quando parlo di autosufficienza energetica non sto fantasticando, è possibile, ma bisogna cominciare ad immettere l’Italia lungo il binario giusto. Noi possiamo farcela, perché siamo liberi da condizionamenti. Non ci paga una lobby, nessuno ci finanzia campagne elettorali, siamo noi, al fianco dei cittadini, dopo aver maturato importanti qualità in questi cinque anni”.

Nella prefazione del libro, Gianluca Comin, tra i più importanti comunicatori italiani e docente alla Luiss, fornisce un piccolo vademecum per i candidati e i loro staff e ricorda: “Un messaggio efficace deve essere adeguato allo scenario e deve essere credibile: è la sintesi della lettura che si vuole dare al contesto sociale e della storia di chi lo propone. Questo richiede un grande lavoro per i comunicatori: studio dei sentiment dei diversi cluster sociali, analisi swot, ovvero dei punti di forza e di debolezza dei candidati, identificazione del territorio politico, disegno socio-etnografico degli elettori, creazione di un database articolato e polifunzionale, analisi delle conversazioni online e focus group con i diversi target. Oltre ad una massiccia dose di “sesto senso politico” che il candidato di valore ha sempre e al quale deve ricorrere per dare sapore e colore alla sua proposta”.

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