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IL COLLOQUIO DA REBIBBIA

Il carcere, Berlusconi e la politica: parla Dell’Utri

L’ex senatore a ruota libera su detenzione e salute: "La sentenza su Contrada si applichi anche a me. E Silvio fa bene a rinnovare"

Vittoria de "Il Tempo", anticipata l'udienza sulla salute di Dell'Utri

Marcello Dell'Utri

Trova un po' di sollievo, dalle temperature torride di questa estate caldissima e dalla tensione determinata dalla sua condizione di salute, solo quando trascorre le sue nove ore al giorno in aula studio, tra le sue amate «sudate carte», per dirla con Leopardi. Non solo perché qui – siamo nel carcere romano di Rebibbia – l’impianto di raffreddamento dell’aria funziona, a differenza della sezione clinica nella quale è recluso e dove l’afa è insopportabile, ma anche perché «può scrivere ai tanti che gli mandano messaggi di affetto e mitigare con la lettura lo stress dell’attesa», come spiega a Il Tempo Francesco Giro, senatore di Forza Italia e suo amico, reduce da una visita dedicata a lui pro- prio a Rebibbia. Marcello Dell’Utri, settantasei anni e uomo di spicco fin dalla prima ora dell’avvento del berlusconismo, fin dall’inizio della sua detenzione si considera «prigioniero politico» (perché recluso da tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa, reato che esiste dal 1994 mentre le vicende per cui è stato imputato precedono di parecchi anni la sua introduzione) e oggi per sé ha un pensiero fisso e una tiepida speranza.

Il pensiero va alla perizia degli esperti nominati dal giudice chiamati a pronunciarsi sulle sue condizioni di salute: ossia se siano o meno compatibili con la galera. Lui – provato dalla malattia per cui in tanti, in testa il nostro giornale, si sono preoccupati in queste ultime settimane ma mentalmente sempre lucidissimo - rivendica le sue ragioni: «Sono sereno ma ritengo incomprensibile che stia ancora in una condizione di detenzione in carcere. Sono convinto di avere il diritto, dato il mio stato di salute, a scontare il resto della pena ai domiciliari». È con questo stato d’animo che l’ha trovato Giro, il quale ha scelto di alternarsi con il fratello gemello dell’ex senatore Alberto «per non lasciarlo troppo da solo a cavallo dei giorni di Ferragosto: una delle date dove la solitudine viene percepita di più da chi è costretto a stare dietro le sbarre». Lo conferma Dell’Utri: «Il carcere è terribile. È giusto che esista se uno deve essere sanzionato ma così come è organizzato nel nostro Paese si trasforma in una punizione terribile - precisa - Costringe le persone a una assoluta inerzia, le giornate qui trascorrono lente e tutte uguali. L’uomo subisce un progressivo abbrutimento. Chi può si aggrappa ai libri, allo studio, alla scrittura...».

Chi lo va a trovare gli racconta della campagna di solidarietà promossa da Il Tempo e dei tanti incoraggiamenti che arrivano in redazione. «La detenzione costringe a vivere in un mondo parallello - racconta Giro - ma è lieto di ricevere queste attestazioni, così come è contento della vicinanza dei giovani che ha formato nei Circoli del Buongoverno i quali non smettono mai di fargli recapitare i loro pensieri». E la speranza? Si chiama...

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