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L'INCONTRO AL COLLE

Papa Francesco in Quirinale da Mattarella: dignità al lavoro e impegno comune per i migranti

Papa Francesco in Quirinale da Mattarella: dignità al lavoro e impegno comune per i migranti

Papa Francesco e il presidente della Repubblica

Vigorose strette di mano, sorrisi, il tutto in clima cordiale e familiare. Papa Francesco nella mattinata di sabato sale al Quirinale, ricambiando la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del 18 aprile 2015, e tra i due capi di Stato è immediata la sensazione che ci sia un rapporto confidenziale.

Sono molti i temi su cui Bergoglio e Mattarella hanno una piena sintonia, non solo come lista delle priorità, ma soprattutto sul modo di affrontarle: il lavoro e i giovani, il dramma dei migranti, la difesa dell'ambiente e infine la lotta al terrorismo. Bergoglio è atteso al Colle come una star, con centinaia di persone che già a prima mattina affollano la blindatissima piazza del Quirinale. "Francesco, Francesco" grida la folla al suo arrivo sventolando bandierine con il suo volto. Sulla sua immancabile Ford Focus blu, il Pontefice varca il portone del Colle dove, nel cortile d'onore, c'è ad attenderlo il padrone di casa, le forze armate pronte per gli onori militari, ma soprattutto tanti bambini con cappellini gialli e arancioni, tutti alunni provenienti dalle zone colpite dal sisma. La stretta di mano vigorosa tra Mattarella e Francesco, accompagnata dallo scambio di sorrisi, danno subito l'idea che i due sono vicini come sono vicini i due Stati. Il capo nello Stato infatti nel suo discorso sottolinea che l'Italia sa "di poter sempre trovare nella Chiesa - come la Santità Vostra ci ha ricordato in occasione della mia visita in Vaticano - un valido e utile sostegno" nella consapevolezza, e ricordo ancora le Sue puntuali parole, che "la reciproca autonomia non fa venir meno, ma esalta, la comune responsabilità per l'essere umano concreto e per le esigenze spirituali e materiali della comunità". Anche Bergoglio alla fine del suo discorso conferma che "nella distinzione dei ruoli e delle responsabilità" la Santa Sede, la Chiesa Cattolica e le sue istituzioni assicurano "la loro fattiva collaborazione in vista del bene comune. Nella Chiesa Cattolica e nei principi del Cristianesimo, di cui è plasmata la sua ricca e millenaria storia, l'Italia troverà sempre il migliore alleato per la crescita della società, per la sua concordia e per il suo vero Progresso".

Prima del colloquio a quattr'occhi i due capi di Stato hanno attraversato le sale più belle del Quirinale, con Mattarella che ha fatto da Cicerone. Al termine del faccia a faccia la sosta nella cappella dell'Annunziata per un momento di preghiera. Poi lo scambio dei doni che, fanno notare, sono all'insegna della semplicità. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha regalato a Papa Francesco un fermaglio di piviale realizzato in argento dal Nobil Collegio degli orafi ed argentieri di Roma. Mentre Bergoglio ha ricambiato con una icona "I Santi Pietro e Paolo" di fine XVII inizio XVIII secolo, appartenente all'arte russa. Si tratta di una tavola di legno scavata, decorata in tempera d'uovo. "Lo terrò carissimo" ha commentato il capo dello Stato. Papa Francesco però ha voluto lasciare un piccolo ricordo della sua visita al Colle anche alla famiglia di Mattarella. Il Pontefice ha infatti donato ai tre figli e ai numerosi nipoti del presidente della Repubblica un rosario. Il consueto scambio di doni questa volta si è anche arricchito di oggetti e non solo che i piccoli ospiti di Marche, Umbria, Lazio e Emilia Romagna, hanno deciso di dare a entrambi. Disegni, tavole in legno decorate e anche un sacchetto di lenticchie di Castelluccio, che il Papa ha portato in Vaticano.

A loro Francesco ha infatti deciso di dedicare un un fuori programma nei giardini del Quirinale. "Cari ragazzi e ragazze, grazie tante di essere qui. Grazie del vostro canto e del vostro coraggio. Andati avanti con coraggio, sempre su. È un atto quello di salire sempre. È vero che nella vite ci sono difficoltà e cadute come quella del terremoto, ma bisogna andare sempre su". Il Pontefice ha poi citato una canzone degli Alpini: "Nell'arte di salire il successo non sta nel non cadere - ha detto - ma di non restare caduti", a terra.

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