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L'INCHIESTA CONSIP

La telefonata di Renzi al padre: "Sei un bugiardo"

La telefonata di Renzi al padre: "Sei un bugiardo"

Tiziano Renzi e, sullo sfondo, il figlio Matteo

Il Fatto Quotidiano ha pubblicato oggi alcuni stralci del libro di Marco Lillo "Di padre in figlio" sulla vicenda Consip da cui emerge, fra l'altro, una telefonata intercettata dagli inquirenti in cui Matteo Renzi parla con il padre Tiziano prima dell'interrogatorio di quest'ultimo da parte dei magistrati. "Babbo devi dire tutta la verità ai magistrati. Non puoi dire bugie o non mi ricordo - dice l'ex premier - e devi ricordati che non è un gioco".

Il riferimento è, in particolare, all'incontro che Tiziano avrebbe avuto con l'imprenditore Romeo. Il papà di Renzi dice di non ricordare se quell'incontro ci sia stato o meno. "Io - dice l'ex premier rivolgendosi al padre - non voglio essere preso in giro e tu devi dire la verità in quanto in passato la verità non l'hai detta a Luca e non farmi aggiungere altro. Devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e devi riferire tutto quello che vi siete detti".

Quando il padre gli spiega di non ricordare di aver incontrato Romeo, l'ex premier lo incalza: "Non ti credo e devi immaginarti cosa può pensare il magistrato. Non è credibile che non ricordi di avere incontrato uno come Romeo, noto a tutti e legato a Rutelli e Bocchino".

In un altro passaggio, Tiziano fa riferimento a un ricevimento al "Four Season" con una serie di imprenditori in cui si recò insieme alla moglie Laura Bovoli. E Matteo: "Non dire che c'era mamma, altrimenti interrogano anche lei". (AGI) Red/Mot

In mattinata arriva la reazione di Matteo Renzi: "Il Fatto Quotidiano pubblica con grande enfasi delle intercettazioni tra me e mio padre. Risalgono a qualche settimana fa e sono già in un libro, a firma di un giornalista che si chiama Marco Lillo" scrive su Facebook l'ex premier. "Nel merito queste intercettazioni ribadiscono la mia serietà visto che quando scoppia lo scandalo Consip chiamo mio padre per dirgli: 'Babbo, questo non è un gioco, devi dire la verità, solo la verità'". Il segretario del Pd osserva che "politicamente parlando le intercettazioni pubblicate mi fanno un regalo. La pubblicazione è come sempre illegittima ed è l'ennesima dimostrazione di rapporti particolari tra alcune procure e alcune redazioni. Ma non ho alcun titolo per lamentarmi: non sono il primo a passare da questa gogna mediatica. Anzi: ad altri è andata peggio. Qualcuno si è tolto la vita per le intercettazioni, qualcuno ci ha rimesso il lavoro".

"Mio padre - continua Matteo Renzi nel lungo post su Facebook - non ha mai visto un tribunale fintantoché suo figlio è diventato premier. Fino a quel momento ha vissuto tranquillamente la sua vita, esuberante e bella: ha 66 anni e proprio sabato scorso ha festeggiato i 45 anni di matrimonio. Quattro figli, nove nipoti, gli scout, il coro della chiesa, il suo lavoro e naturalmente la passione civica per Rignano: è un uomo felice".

Tiziano Renzi, spiega il segretario del Pd, "ha conosciuto la giustizia solo dopo che io sono arrivato a Palazzo Chigi. Non è abituato a questa pressione che deriva dal suo cognome più che dai suoi comportamenti. Gli ricordo che se sa qualcosa è bene che la dica, all'avvocato e al magistrato. La verità prima o poi emerge: è giusto dirla subito. Ma umanamente - sottolinea Renzi - mi feriscono perché in quella telefonata sono molto duro con mio padre. E rileggendole mi dispiace, da figlio, da uomo. Da uomo delle istituzioni, però, non potevo fare diversamente". Renzi racconta "i fatti", quando il 2 marzo scorso telefona al padre per chiedergli di dire tutta la verità sulla vicenda Consip. "Il giorno prima, mercoledì delle ceneri, vado nella Locride dai meravigliosi ragazzi della cooperativa Goel, una delle visite più belle del mio Trolley tour. Percorro la Salerno-Reggio Calabria, poi mi fermo a Catanzaro. Quindi arrivo a Taranto. Arrivo in albergo stanco, non ceno e alle 22 sono già a letto. Al mattino incontro gli operai dell'ILVA con la splendida Teresa Bellanova: non li ho mai lasciati soli in tre anni, voglio parlare con loro anche adesso che non sono più premier. Prendo un caffè con la direttrice del Museo di Taranto, perché per me Taranto riparte solo se riparte anche la vita in città, non solo l'acciaio. Di tutto lascio traccia su instagram, sul blog, sui social. Poi finalmente trovo il tempo di chiamare mio padre. Sono circa le 9.30 del mattino. Mi metto sulla terrazza della sala da pranzo delle colazioni, avendo cura di essere solo. E affronto mio padre".

Renzi continua. Per lui "è una telefonata umanamente difficile. Repubblica ha pubblicato una clamorosa intervista a un testimone che riferisce di una cena riservata in una bettola segreta tra mio padre e l'imprenditore Romeo, lo stesso che secondo una ricostruzione dei magistrati di Napoli gli avrebbe dato 30 mila euro in nero al mese. Conosco mio padre e conosco la sua onestà: alla storia dello stipendio in nero da 30 mila euro non crede nemmeno un bambino di tre anni. Ma dubito di lui, esperienza che vi auguro di non provare mai verso vostro padre, e sulla cena mi arrabbio. 'Ma come? Vai a fare le cene riservate in una bettola segreta a Roma? Con imprenditori che hanno rapporti con la pubblica amministrazione?'. Mi sembra allucinante. E tuttavia, ingenuo come sono, credo a Repubblica perché mi sembra impossibile che pubblichino un pezzo senza alcuna verifica: se lo scrivono, sarà vero. Dunque incalzo mio padre». Renzi spiega: "Lo tratto male, dicendogli: "non dirmi balle, la cena c'è stata per forza altrimenti non lo scriverebbero". "Quante volte hai visto Romeo". Lo interrogo, lo tratto male. Ma sono un figlio. E se tuo padre bluffa lo senti. Mio padre mi ribadisce: non c'è stata nessuna cena, devi credermi. Matteo, è una notizia falsa, devi credermi. Con l'aggiunta di qualche espressione colorita toscana. Alla fine della telefonata, durissima, salgo in auto verso Castellaneta e poi Matera e sussurro a un caro amico che mi accompagna: 'Mio padre non c'entra niente, mio padre non ha fatto niente. Questa storia puzza'. I fatti li conoscete. Nelle settimane successive un'altra procura, quella di Roma, indagherà su un capitano dei carabinieri che aveva fatto le indagini su mio padre accusando il militare di falso". 

La difesa dell'ex premier non convince le opposizioni: "Matteo Renzi e Maria Elena Boschi sono due bugiardi - attacca Luigi Di Maio del MoVimento 5 Stelle -. Le due facce dello stesso Governo bugiardo che ha mentito agli italiani per proteggere gli affari di famiglia". "Renzi ha sempre minimizzato sull'inchiesta Consip che vede suo padre indagato. Poi scopriamo che lui stesso aveva chiamato il padre per chiedergli se avesse incontrato l'imprenditore Romeo, dicendogli 'questa inchiesta è una cosa seria'. In quella occasione Tiziano Renzi rispose al figlio 'non ricordo se l'ho incontrato'. E hanno avuto pure il coraggio di mettere in dubbio il lavoro dei magistrati" accusa Di Maio.

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