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I FLOP DELLA SINISTRA

Pd, Renzi riparte dal Lingotto: "Eredi e non reduci"

Pd, Renzi riparte da Lingotto: Eredi e non reduci

Matteo Renzi

Matteo Renzi solca il pavimento di pietra del Padiglione 1 del Lingotto affiancato da Maurizio Martina: il partito del "noi" inizia da qui, nell'ex fabbrica torinese "luogo della tradizione operaia e del Partito democratico, luogo del domani e non della nostalgia". Gli applausi e i selfie dei tremila iscritti che riempiono la platea accolgono il candidato segretario del Pd e il braccio destro con cui ha fatto il "ticket". In prima fila, Piero Fassino e Sergio Chiamparino. Il "ritorno a casa per ripartire insieme" comincia così, con un richiamo a essere "eredi ma non reduci". Poi il saluto a Walter Veltroni che qui fondò il Pd nel 2007. È necessario - è il ragionamento di Renzi - passare dal "partito leggero di Veltroni e dal partito pesante di Bersani a quello pensante". Il nodo, ammette, "non è ancora sciolto", ma si punta sulla "collegialità". Quindi l'invito a uscire dal "quotidiano nauseante ping pong" che da tre mesi blocca la politica italiana. Per questo Renzi rivolge il primo messaggio proprio agli sfidanti alla carica da segretario Orlando ed Emiliano: "State certi che da parte nostra non ci sarà mai una polemica ad personam come quella che noi abbiamo subito per settimane".

E per rimarcare la differenza con chi "sa dire soltanto No", ribadisce: "Rivendicare il domani è la sfida del Partito democratico, senza cedere alla paura". Quindi cita Franklin Delano Roosevelt: "Lunica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa". Il Pd, per Renzi, deve "tornare a dettare l'agenda italiana". Per questo tra le proposte c'è quella di una piattaforma online del popolo Dem, che "non si chiamerà Rousseau" come quella del M5S, ma "Bob come Bob Kennedy". Nella stessa direzione va la nuova scuola di formazione politica, quella "Frattocchie 2.0" che durerà nove mesi e crescerà 200 nuovi democratici alla volta.

Un posto a sé lo occupa l'Europa nel programma di Renzi. Tra le proposte, primarie per il presidente della Commissione europea e per il vertice del Pse. Un'ipotesi che non mancherà di fare discutere, ma che avrà senz'altro qualche alleato. Come si evince dalle parole del primo ministro maltese e presidente di turno del Consiglio europeo, Joseph Muscat, anche lui a Lingotto: "Da quando Renzi non è più premier, c'è meno casino, ma siamo tutti con lui".

Renzi lancia poi il guanto di sfida alla minoranza bersaniana, confluita nel Movimento Progressisti e Democratici: "Siamo qui per ridare significato alla parola Compagni", richiamando l'etimologia del mangiare il pane insieme. "La politica deve essere capace di indicare una direzione, non dividersi tra correnti - rimarca - Liberiamoci dall'atteggiamento di chi va ai talk show per battaglie rancorose verso qualcuno o qualcosa". E mette i puntini sulle 'i': nessuna divisione del ruolo di premier da quello di segretario, è così anche in Europa e, se così non fosse stato, sottolinea, "non avrei ottenuto i risultati conseguiti".

L'ex premier non perde l'occasione per scagliarsi contro l'opposizione di destra e di sinistra: "Chi ci attacca in questo momento, intacca l'argine della tenuta democratica del Paese". D'altronde il Pd è "l'unica alternativa al partito azienda e al partito algoritmo". Il riferimento a Forza Italia e al M5S è evidente. Renzi entra a gamba tesa anche nella polemica sul candidato sindaco di Monza dei Cinquestelle, eletto con 20 clic. "Siamo 420mila, può succedere che qualcosa non funzioni. Dove votano il sindaco in venti, è più facile bloccare chi tenta di fare il furbo", ironizza sui pentastellati e allo stesso tempo chiude la polemica sulle tessere. Contro il reddito di cittadinanza Renzi invoca "lavoro e non assistenzialismo". Mentre boccia il piano energetico del M5S come una copia del piano industriale dell'Enel elaborato da Francesco Storace nel 2014.

Nella conclusione del suo discorso, Renzi si affida alle parole George Orwell: "Il patriottismo e la sinistra dovranno prima o poi tornare insieme". Per lui la missione del Pd sta tutta qui: "dare un'anima democratica all'Europa, prendersi cura dell'Italia da curare, affermare un'identità sociale di un patriottismo dolce che restituisce dignità alla politica e alla bellezza dell'Italia".

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