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SCANDALO ALL'EUROPARLAMENTO

Arriva la rimborsopoli della Ue. Ecco tutti i nomi

Arriva la rimborsopoli della Ue. Ecco tutti i nomi

Arriva la "rimborsopoli" dell'Europarlamento. Stando a quanto rivela il quotidiano Repubblica, infatti, l'Ufficio antifrode dell'Unione europea (Olaf) si sarebbe messo al lavoro per scovare una serie di truffe ordite ai danni dell'istituzione dagli stessi europarlamentari.

Del caso di Marine Le Pen già si sapeva: alla leader del Front National è stata chiesta la restituzione di oltre trecentomila euro usati per pagare alcuni assistenti parlamentari che poi, di fatto, invece che essere "utilizzati" a Strasburgo lavoravano nella sede del partito in Francia.

Ma sono diversi gli esponenti dei cosiddetti partiti euroscettici a essere finiti nel mirino per aver in qualche modo "distratto" i fondi della Ue dal loro utilizzo istituzionale. Sotto accusa, per lo stesso motivo della Le Pen, c'è anche Nigel Farage, che inoltre avrebbe finanziato la campagna per la Brexit con i soldi dell'Europarlamento; così come i nazionalconservatori polacchi che con quelle somme avrebbero stipendiato la badante della madre dei gemelli Kaczynski.

Ma nel mirino sono finiti anche diversi eurodeputati italiani. In particolare le Cinquestelle Daniela Aiuto e Laura Agea. La prima avrebbe chiesto il rimborso della Ue per alcune sue ricerche in realtà ricopiate pari pari da Wikipedia o siti simili. "I servizi parlamentari hanno contestato alcune ricerche che ho commissionato a una società di consulenza, perché ritenute frutto di plagio - si è difesa la Aiuto - ho quindi disposto la sospensione del pagamento delle fatture già emesse e provvederò personalmente a rimborsare le fatture già saldate. Sono parte lesa".

Laura Agea, invece, avrebbe assunto come assistente parlamentare un imprenditore che non farebbe attività legata all'Europa. "Ho deciso di sospendere momentaneamente la collaborazione in corso per approfondire i termini dell'inchiesta di cui, al momento, non ho informazioni, per permettere alle autorità competenti di svolgere serenamente i dovuti controlli e per non esporre il mio collaboratore ad inutili strumentalizzazioni" ha chiarito l'europarlamentare grillina.

Lara Comi di Forza Italia, vicepresidente del Ppe, è finita invece nel mirino per aver assunto la madre come assistente e ora deve restituire 126mila euro. "La possibilità di scegliere un familiare come collaboratore era permessa fino al 2009 - si è giustificata la Comi - con un periodo transitorio di un anno, come mi aveva spiegato il mio commercialista, che aveva anche consultato gli uffici del Parlamento Europeo. Solo dopo molti anni, cioè nel 2016 vengo a scoprire che questa possibilità era stata esclusa dai regolamenti parlamentari. Per questa ragione, già lo scorso 3 aprile 2016, ho ritirato l'incarico al mio commercialista che, seppure in buona fede, aveva commesso l'errore. Come persona che ha un ruolo pubblico mi prendo comunque tutte le responsabilità di questa vicenda e ho già messo in atto tutte le azioni necessarie: sto restituendo la somma che viene contestata, con una detrazione che ogni mese mi viene prelevata direttamente dallo stipendio".

Infine sono stati coinvolti l'attuale viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini, che grazie alla prescrizione è riuscito a non restituire alla Ue i 455mila euro dovuti, il leghista Mario Borghezio (il suo assistente era anche consigliere comunale a Milano e non poteva cumulare i due incarichi) e il piddino Antonio Panzeri, che ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia europea per non restituire 83mila euro.

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Commenti

  • Roberto

    Scannapieco

    14:02, 09 Marzo 2017

    RIMBORSI

    bisognerebbe anche avere una condanna penale per truffa così la prossima volta ci penserebbero due volte, e l'esclusione da ogni carica pubblica.

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