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Giustizia al collasso, tensioni toghe-governo

Giustizia al collasso, tensioni toghe-governo

Resta alta la tensione tra le toghe e il Governo: dopo l'inedita assenza dei vertici dell'Associazione nazionale magistrati alla cerimonia di giovedì scorso per l'Anno giudiziario in Cassazione, l'appuntamento di oggi nelle Corti d'appello è stato l'occasione per rinfocolare le polemiche. "Siamo al collasso", ha denunciato con forza il procuratore generale di Milano Roberto Alfonso, sottolineando la difficoltà per i magistrati di rendere un adeguato servizio nonostante la cronica mancanza di risorse. Al centro, le carenze di organico, sia tra le toghe che, soprattutto, nel personale amministrativo, a cui il ministro della Giustizia Andrea Orlando, dopo anni di totale assenza di risposte per il settore, sta cercando di far fronte con nuove immissioni in servizio e la riqualificazione dei cancellieri.

All'inaugurazione dell'Anno giudiziario a Milano, poi un faccia a faccia tra il leader del sindacato delle toghe Piercamillo Davigo e il Guardasigilli: "Io certamente non voglio essere ricordato come presidente dell'Associazione nazionale magistrati che ha abdicato sulla difesa dell'indipendenza della magistratura, signor ministro. Spero che lei non voglia essere ricordato come quello che ha provato a violarla", ha detto l'ex toga di Mani pulite rivolgendosi ad Orlando. Dal quale la risposta non è tardata ad arrivare: "Non credo che si stia attentando all'autonomia della magistratura perché si modifica l'età pensionabile", ha replicato il ministro.

Al di là delle polemiche, l'apertura dell'anno giudiziario in tutti i distretti del Paese ha permesso ai magistrati di illustrare le criticità della loro attività: c'è chi parla, come a Torino, di illegalità diffusa nel Paese, di fenomeni corruttivi il cui contrasto deve essere la priorità, di crescita esponenziale dei procedimenti sulle richieste di asilo da parte dei migranti. E ancora: l'allarme riguarda anche le infiltrazioni mafiose, come nel caso della Fiera di Milano, con la 'ndrangheta che "prospera" in Piemonte e le difficoltà di Roma, che si trova a far fronte a "mafie storiche" e, nel contempo, a "nuove forme di criminalità organizzata", come evidenziato dal pg Giovanni Salvi. A Napoli, una situazione "inaccettabile" riguarda la "mancata esecuzione delle decisioni dei giudici", mentre aumentano, in generale, i reati, con 77 omicidi nel distretto napoletano (di cui 38 di camorra) ed un numero esorbitante di furti, oltre 70 mila nel solo 2016. In Sicilia, "Cosa nostra continua ad esercitare il suo diffuso, penetrante e violento controllo sulle attività economiche, imprenditoriali e sociali del territorio, anche se il dato statistico registra un decremento pari all'8% del fenomeno rispetto al precedente periodo di tempo preso in considerazione", ha rilevato il presidente reggente della Corte d'appello di Palermo Matteo Frasca, e l'emergenza migranti fa registrare un boom che riguarda anche i minori che arrivano nel nostro Paese non accompagnati. Quanto alla prescrizione, uno dei problemi che più affliggono la giustizia italiana, i dati sono alti nel distretto di Roma, mentre risultano in calo in altri uffici, tra cui Milano.

L'anno giudiziario, infine, si è aperto a L'Aquila con un momento di silenzio per le vittime di Rigopiano e dell'incidente dell'elicottero precipitato a Campo Felice: alla popolazione abruzzese, e agli uffici giudiziari del distretto, ha assicurato "sostegno" il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, che con il primo presidente della Cassazione Gianni Canzio ha voluto essere presente alla cerimonia in Abruzzo: "Una nuova consapevolezza - ha detto Legnini - deve indurci a ritenere che è necessario, come è stato in occasione del terremoto del 2009 e come sta accadendo anche oggi, unire gli sforzi e profondere le energie di tutti per determinare le condizioni di un nuovo slancio. Una stagione di risanamento e nuovo sviluppo, capace di assicurare all'Abruzzo, e soprattutto ai suoi giovani, un futuro di speranza e di ripresa".

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