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CAOS A CINQUE STELLE

Raggi, contratto e penali sono valide ma M5s ci ripensa: "Non verranno estesi"

Raggi, contratto e penali sono valide ma M5s ci ripensa: Non verranno estesi

Beppe Grillo

Il M5S dispiega le sue forze nella Capitale. Schierati in prima fila Roberto Fico, Virginia Raggi, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, con Beppe Grillo alla guida. Contratto e codice etico, elezioni, lavoro del futuro, terremoto e conti pubblici i temi affrontati in una giornata più intensa del previsto. Il capo politico arriva nella Capitale con un treno poco dopo le 17 per partecipare al convegno sul lavoro del futuro, promosso dai Cinquestelle alla Camera.

Grillo prende la parola per ultimo, dopo aver ascoltato per due ore interventi e domande. "E' bellissimo e sono quasi commosso. Per la prima volta si parla di idee e di futuro e non di populismo", esordisce. "Io sono un commediante, un comico che si trova a parlare di futuro ma non è il mio ruolo", trova modo di dire prima di interpellare direttamente il professore De Masi - uno dei relatori sul palco - su "quale tipo di società vogliamo". Grillo interpella i docenti intervenuti al convegno e li provoca sul reddito di cittadinanza, senza risparmiare una stoccata lieve: "Io ho sei figli quindi posso dire di avere un po' di futuro in casa. Mi sarebbe piaciuto vedere sul palco un giovane". Quindi suggerisce la sua visione secondo cui nel 2025 gli imprenditori dovranno preoccuparsi di produrre servizi, non cose: "non frigoriferi ma freddo", semplifica. Per la maggior parte delle due ore, il leader siede con a fianco Alessandro Di Battista che porta con sé il libro di Noam Chomsky "Chi sono i padroni del mondo".

Grillo prende appunti che gli serviranno per l'intervento finale, nel frattempo lo vanno a salutare, tra gli altri, Carla Ruocco e Laura Castelli. Dopo le sue parole la kermesse si riaggiorna a domattina ed è probabile che il comico siederà di nuovo tra i banchi per ascoltare. Nel corso della giornata si chiariscono anche questioni interne al Movimento.

In seguito la sentenza con cui ieri il Tribunale di Roma ha rigettato il ricorso contro l'eleggibilità di Virginia Raggi, i Cinquestelle ne approfittano oggi per fare il punto su contratti, penali e codici etici. "Il Codice di comportamento che il MoVimento 5 Stelle propone ai propri candidati ed eletti e che questi ultimi accettano, come impegno morale, etico e politico nei confronti degli elettori, attraverso la libera sottoscrizione, è legittimo, valido e pienamente efficace. Se lo mettano bene in testa tutti: dai partiti ai giornali, fino ai sapientoni della vecchia politica", scrivono i pentastellati sul blog poco prima che nel palazzetto dei gruppi inizi, alle 15, la sessione pomeridiana del convegno.

Arriva Di Maio a chiarire a voce le parole del blog. "Volete sapere se estendiamo il contratto? No, non c'è nulla in cantiere", risponde ai cronisti che chiedono se l'atto, firmato dagli eurodeputati e da Virginia Raggi, verrà esteso anche a senatori e deputati. Di Maio ribadisce poi quanto scritto da Grillo: Marco Affronte e Marco Zanni (europarlamentari ex Cinquestelle) devono pagare 250mila euro all'associazione Movimento 5 Stelle. "Abbiamo chiesto di pagare la penale a tutti quelli che nel Movimento cambiano casacca e hanno firmato un contratto con il M5S". Il vicepresidente della Camera attacca infine il partito guidato da Matteo Renzi, con esplicito riferimento al ricorso - respinto ieri - promosso dall'avvocato Venerando Monello, vicino alla senatrice Pd Monica Cirinnà, in cui si chiedeva l'ineleggibilità di Raggi per aver firmato il contratto con il M5S. E' il Pd che parla di scartoffie, contratti e ricorsi. "Se vogliono combatterci non sui temi ma in tribunale, facciano tutti i ricorsi che vogliono, ma sappiano - ammonisce il Cinquestelle - che le forze politiche si combattono sui temi e non trascinando la sindaca di Roma in tribunale". La sentenza con cui ieri il Tribunale di Roma ha rigettato il ricorso, secondo Di Maio ha sconfessato "chi in questi giorni parlava di Movimento illegale, incostituzionale, e chi, come leader di altri partiti, ci ha definiti algoritmo".

 

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