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IL GIORNO DEL GIUDIZIO

Dimissioni congelate Matteo Renzi lascia dopo l'ok alla Manovra

Il Quirinale: "Ci sono scadenze da rispettare". L'approvazione della Legge di Bilancio entro venerdì. Per il dopo-Matteo tra i papabili Pietro Grasso, Pier Carlo Padoan e Dario Franceschini

Dimissioni congelate Matteo Renzi lascia dopo l'ok alla Manovra

Dimissioni in standby. La rapidità annunciata da Matteo Renzi nella conferenza stampa di domenica notte, dopo la sonora sconfitta al referendum costituzionale, subisce uno stop inaspettato. Le dimissioni irrevocabili vengono congelate, tutto per permettere al Parlamento, coadiuvato da un governo regolarmente in carica, di approvare in tempi rapidi la manovra in Senato ponendo così la questione di fiducia. Il tutto secondo questo schema dovrebbe chiudersi mercoledì con il voto e il via libera di Palazzo Madama. Solo allora Renzi tornerà al Quirinale per rimettere nella stessa giornata il mandato e affrontare da dimissionario una direzione del Partito Democratico bollente, ma questa è un'altra partita.

Questo pomeriggio il premier è salito al Quirinale dopo il Consiglio dei Ministri. Ecco il testo del comunicato ufficiale del Quirinale:

"Il Presidente della Repubblica ha ricevuto questa sera al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, dottor Matteo Renzi.

Il Presidente del Consiglio, a seguito dell'esito del referendum costituzionale tenutosi nella giornata di ieri, ha comunicato di non ritenere possibile la prosecuzione del mandato del Governo e ha pertanto manifestato l'intento di rassegnare le dimissioni.

Il Presidente della Repubblica, considerata la necessità di completare l'iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio, ha chiesto al Presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento".

In realtà il cambio di rotta del presidente del Consiglio si capisce già prima, quando sale al Colle per un incontro informale con Mattarella. Un'ora di colloquio, poi direzione Palazzo Chigi e il silenzio. A parlare è il capo dello Stato. "L'alta affluenza al voto, registratasi nel referendum di ieri, è la testimonianza di una democrazia solida, di un Paese appassionato, capace di partecipazione attiva" scrive l'inquilino del Quirinale in una nota. Poi l'ufficializzazione della sua posizione dopo aver parlato con il premier: "Vi sono di fronte a noi impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all'altezza dei problemi del momento". Non serve leggere tra le righe, il riferimento è la legge di Bilancio che deve essere approvata in un "clima politico, pur nella necessaria dialettica" improntato sulla "serenità e rispetto reciproco". Intanto le consultazioni potrebbero già iniziare venerdì. Due, tre giorni e poi il nome del premier incaricato sarà svelato. I nomi più gettonati sono quelli di Pier Carlo Padoan e di Pietro Grasso, ma salgono le quotazioni anche di Dario Franceschini e del fedelissimo Graziano Delrio.

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