cerca

VERSO IL 4 DICEMBRE

Renzi chiude la Leopolda 7 e dichiara guerra alla minoranza Pd

Attacco anche a De Mita, Berlusconi e D'Alema che non fecero riforme. Il premier: "Il 2017 è l'anno della svolta, l'Italia non può presentarsi col governicchio"

Renzi chiude la Leopolda 7 e dichiara guerra alla minoranza Pd

Matteo Renzi

Nel discorso di chiusura della settima Leopolda è tornato il "rottamatore". Matteo Renzi non risparmia nessuno, dal Movimento 5 Stelle alla "vecchia guardia" ma il vero bersaglio è la minoranza Pd, uscita divisa dall'accordo sull'Italicum, siglato ieri dal suo rappresentante, Gianni Cuperlo, con la maggioranza del partito. "Parlo ai teorici della ditta quando ci sono loro e dell'anarchia quando ci sono gli altri", Renzi sferra l'affondo e accusa Pier Luigi Bersani finora avversario sempre rispettato - e cita l'esempio delle primarie Usa in cui Bernie Sanders appoggia Hillary Clinton. La platea applaude e grida "Fuori, fuori" all'indirizzo della sinistra Dem. Per il premier-segretario il 4 dicembre è "l'ultima occasione" per la vecchia classe dirigente per "tornare in pista": sta tutto lì, "altro che articolo 70", tuona Renzi. E cita, in ordine, Ciriaco De Mita, Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi. "Chi ha decretato la fine dell'Ulivo sta provando a determinare la fine del Pd usando il referendum costituzionale". La memoria non può non tornare ai 101 traditori che silurarono Romano Prodi. Renzi spara i pallettoni, uno per uno. Ciriaco De Mita appartiene a quelli che ci hanno provato per "trentaquattro anni" a fare una riforma costituzionale senza mai riuscirci, "e ora ci accusano di essere frettolosi". Massimo D'Alema - e qui si alzano i fischi per il secondo giorno di fila all'indirizzo dell'ex leader - dice che la riforma poteva essere fatta meglio. "Allora perché non l'ha fatta lui in tanti anni?", si chiede il presidente del Consiglio. Domanda retorica, ma è una delle poche volte in cui Renzi accusa direttamente l'ex premier ed ex segretario dei Ds. Tocca poi a Berlusconi. "Dice che questa riforma costituzionale rischia di creare un uomo solo al comando... e poi mi chiedete perché mi stia simpatico: ma è meraviglioso", ironizza dal palco. Dalla platea, in risposta, una fragorosa risata. Ma è il parricidio interno al Pd a consumarsi definitivamente in questa Leopolda numero 7, di nuovo numerosa, di nuovo "calda". "C'è chi ha votato tre volte la riforma costituzionale - ricorda Renzi - e poi diventa il capo del comitato del No del proprio partito... Ogni riferimento è a Renato Schifani che ha fatto la stessa cosa in Forza Italia", dice sarcastico il premier-segretario.

Qualcuno dalla folla grida "Fuori Bersani". E lui, di rimando: "Schifani, esatto" (nomen omen?). E' la volta poi dei Cinquestelle. "Ci sono trentenni totalmente inidonei al cambiamento, trentenni che hanno paura anche della loro ombra e dicono di no a tutto: al cambiamento, alle metropolitane, alle grandi opere". E il direttore del Fatto quotidiano. "Questi leoni da tastiera, quando li incontri nei talk non hanno nemmeno il coraggio di guardarti negli occhi. Sono quelli che i confronti li fanno allo specchio", attacca e cita Marco Travaglio. Paradossalmente Renzi è più duro con l'opposizione interna al suo partito che con Beppe Grillo, il leader del secondo partito in Italia. Di lui, il presidente del Consiglio si limita a ricordare che "non ha letto la riforma costituzionale, ma se l'è fatta spiegare da Di Maio che non l'ha capita". Il premier si sente a casa - non per niente è arrivato a bordo dell'auto di famiglia, guidata dalla moglie Agnese - e si toglie proprio tutti i "sassolini", come aveva annunciato: rivendica il ruolo della leopolda ("dobbiamo ringraziare questi inguaribili sognatori se abbiamo superato l'epoca del "Ciccio, zitto e mettiti in fila", l'epoca del non si può fare"), critica l'intellighenzia antirenziana - dai Dem a Travaglio fino a Vauro - smonta i Cinquestelle, ma fornisce anche una prospettiva. Il referendum, innanzi tutto. "Il 4 dicembre la scelta è tra l'Italia del Gattopardo e l'innovazione. E' un derby tra cinismo e speranza". E per questo invita tutti i 'leopoldini' ("espressione orribile", per sua stessa ammissione) a impegnarsi pancia a terra per questi 28 giorni che separano dalla data fatidica, perché potranno essere "meravigliosi". Ma l'orizzonte non si ferma al 4 dicembre.

"Il 2017 può essere l'anno della svolta per l'Italia e per l'Europa", annuncia Renzi. "Il 25 marzo a Roma l'Ue si riunisce per ragionare del suo futuro. Ma che Italia sarà quella che arriverà a quell'appuntamento? - si chiede -. L'Italia delle idee o un'Italia che sta insieme solo perché almeno possiamo rimetterci, magari con un governicchio tecnichicchio, a recuperare quelle poltrone e quelle responsabilità che questi rottamatori ci hanno tolto? Sarà un'Italia che guarda all'Europa o a una classe politica che ha fallito?". Renzi si gioca il tutto per tutto, per lui l'epoca dei "governicchi" e degli inciuci dovrebbe finire il 5 dicembre.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Incidente in fabbrica, un fiume di succo di frutta invade la città

Agguato nella bisca del domino, lo colpiscono con un'ascia ma rimane illeso. Poi la rissa
Belen, show nuda nella vasca. E il web impazzisce
Lei è la sindaca? La Merkel snobba Virginia Raggi