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POLITICA E GIUSTIZIA

Mafia Capitale pagò la cena Pd con Matteo Renzi a Roma

Mafia Capitale pagò la cena Pd di Matteo Renzi a Roma

Salvatore Buzzi

«Ho chiesto erogazioni liberali a Salvatore Buzzi a sostegno della cena del Pd nazionale di novembre 2014, della festa dell’Unità che si è tenuta a Casalbertone a luglio 2014 e per la campagna elettorale da consigliere comunale di Daniele Ozzimo, finanziata da Buzzi con 20mila euro». Ieri sul banco dei testimoni del processo « Mafia Capitale» si è seduta l’onorevole del Pd Micaela Campana. Pur essendo l’ex moglie di Ozzimo (già condannato in abbreviato a 2 anni e 2 mesi di reclusione), la deputata ha scelto di non avvalersi della facoltà di non rispondere. Tuttavia, nel corso della sua deposizione, costellata da continui «non ricordo», è stata più volte ammonita dal presidente del Tribunale, Rosanna Ianniello: «La invito per l’ennesima volta a dire la verità, se no saremo costretti a fare delle valutazioni sulla sua testimonianza».
La Campana, infatti, ha sostenuto di non ricordare il motivo per il quale Buzzi le aveva chiesto a giugno del 2014 di incontrare Filippo Bubbico, viceministro degli Interni. «La mia segreteria si attivò per quell’incontro, al quale non ho partecipato. Non mi ricordo nemmeno se Buzzi mi chiese di accompagnarlo. Con lui andò un mio collaboratore, Simone Barbieri». Anche sull’interrogazione parlamentare sollecitata da Buzzi alla Campana in merito al presunto conflitto di interessi del giudice del Tar Linda Sandulli, chiamata a pronunciarsi sull’appalto vinto da Eriches per la gestione del Cara di Castelnuovo di Porto, l’onorevole del Pd ha preso le distanze: «Quell’interrogazione non l’ho mai presentata perché ritenevo non fosse nei miei compiti». Eppure c’è un messaggio agli atti del processo nel quale la Campana spiega a Buzzi che era stato Bubbico a bloccarla. «La decisone era mia. Gli avevo detto così per placare le sue pressioni», ha spiegato la deputata in aula. «Quindi per lei mentire non è una cosa inusuale?», l’osservazione della presiedente Ianniello.
L’avvocato Pier Gerardo Santoro, legale di Buzzi, ha chiesto poi all’onorevole dem se le risultasse che la 29 Giugno avesse eseguito gratuitamente un trasloco per conto di suo cognato, Nicolò Corrado, consigliere del IV Municipio. «Non mi ricordo se avevo chiesto a Buzzi questo favore». In merito, invece, al famoso messaggio: «Bacio grande capo», la parlamentare ha precisato: «Era un gesto di rispetto, non di sottomissione. Conoscevo Buzzi da tempo ed era a capo della cooperativa più grande del Centro-Sud».
I ricordi si schiariscono in parte quando si parla della cena elettorale del Pd. In quell’occasione Buzzi manda alla Campana un sms: «Bonifico fatto. Ho preparato una lettera per il premier». «Alla cena non mi ricordo se venne anche lui, ma non mi ha dato documenti da consegnare a Renzi», ha precisato la deputata.
Ieri la difesa di Buzzi ha chiamato a testimoniare anche Angiolo Marroni, per 10 anni garante dei detenuti del Lazio. «Conosco Buzzi dal 1985 – ha spiegato Marroni – Si era creato un rapporto di amicizia. Gli ho proposto anche di assumere ex detenuti nelle sue cooperative». Sull’appoggio dato dal ras del consorzio Eriches alla campagna elettorale del figlio Umberto Marroni, l’ex garante ha precisato: «Non ho chiesto io a Buzzi di raccogliere le firme per mio figlio. Tutte le cooperative affiliate alla Legacoop, come la 29 Giugno, sono dell’area di sinistra. Il fatto che potessero contribuire a un ritorno per la mia parte politica non è un reato».
Marroni ha poi ammesso di aver partecipato a una cena elettorale di luglio 2013 per Ignazio Marino, alla quale era presente anche Buzzi. Un punto nodale affrontato riguarda il famoso incontro in carcere con Riccardo Mancini, ex ad di Eur spa. In una telefonata intercettata il 25 marzo 2013, Buzzi aveva riferito a Carminati: «Ho chiesto ad Angiolo di andare a trovare Mancini». Marroni a questo proposito ha precisato: «Non mi ricordo, ma è probabile che Buzzi mi abbia chiesto di incontrare Mancini. Ci sono andati i miei collaboratori, perché io ero impegnato».
È stato poi il turno di Salvatore Napoleoni, marito del giudice del Tar del Lazio, ora in pensione, Linda Sandulli. L’imprenditore ha spiegato al Tribunale di aver regalato il 33% delle quote della società Proeti srl alla moglie. «Le disse mai di trovarsi in conflitto di interessi, perché era titolare del procedimento amministrativo nel quale si doveva decidere sull’aggiudicazione del Cara di Castelnuovo, dove lavorava anche la vostra società?», ha chiesto l’avvocato Santoro a Napoleoni: «No, non lo so. Né so se si sia mai astenuta», la risposta.
Antonio Lucarelli, ex capo della segreteria di Gianni Alemanno, e Giuseppe Cionci, definito da Buzzi «l’uomo dei soldi di Zingaretti», si sono avvalsi della facoltà di non rispondere perché indagati in procedimento connesso. Per entrambi la Procura ha chiesto l’archiviazione. Domani è attesa la testimonianza di Nicola Zingaretti.

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