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POLITICA &POLEMICHE

La riforma del cinema per i soliti noti

La riforma del cinema per i soliti noti

Dario Franceschini

Renzi decanta la norma del ddl che metterà fine ai favori agli "amici degli amici". Ma i grillini lanciano l’accusa: ennesimo regalo ai big e ai parenti di chi governa

«Il sogno della legge per il cinema è diventato quasi realtà», parola di Matteo Renzi che l’altro giorno ha esultato parlando della nuova normativa che «siamo fiduciosi, sarà approvata in poche settimane». Il premier ha detto che «le commissioni ministeriali saranno sostituite da un sistema di incentivi automatici. Il superamento della commissione e dell’autorizzazione attraverso un timbro, è qualcosa di simile alla presentazione del progetto di Industria 4.0 del ministro Calenda. Chi ha i titoli ha un automatismo per ottenere i denari necessari. Si supera il meccanismo degli "amici per gli amici"». Ma della legge passata al Senato e ora al vaglio della Camera c’è chi pensa l’esatto contrario, come la senatrice Del MoVimento 5 Stelle Michela Montevecchi che l’ha definita «un film già visto, con un copione trito e ritrito che si sussegue negli anni con stratificazioni normative che poi non trovano seguito nei decreti attuativi».

In Senato la Montevecchi ha detto che «con il disegno di legge in esame facciamo l’ennesimo regalo ai big, che hanno nomi e cognomi e hanno anche delle filiazioni familiari all’interno di questo governo». E ha proseguito puntando il dito contro la società di distribuzione «"True Colours" che evidentemente godrà di gran parte dei benefici legati alla distribuzione internazionale». Questa legge, ha affermato l’esponente grillina, «rischierà di dare linfa a un nuovo oligopolio distributivo, con la nascita di una nuova realtà distributiva, con Sky Italia, Indiana, Italian International film, Cattleya, Wildside e così via». A cosa si riferisce la Montevecchi quando parla delle «filiazioni familiari all’interno di questo governo»? Rileggendo un articolo del Fatto Quotidiano che il 27 giugno si occupava della riforma del cinema, il riferimento potrebbe riguardare l’ex presidente dell’Anica, Riccardo Tozzi, nonché fondatore di Cattleya, compagno della regista Cristina Comencini e patrigno di Carlo Calenda, oggi ministro dello Sviluppo economico nel governo Renzi. Matilde Bernabei (presidente della celebre casa di produzione Lux) e Gianni Minoli sono i genitori di Giulia Minoli, moglie di Salvo Nastasi, attuale vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio e commissario a Bagnoli. A proposito della Wildside, invece, tra gli azionisti c’è Mario Gianani, marito della ministra della Pubblica amministrazione, Marianna Madia.

Tra le critiche alla nuova legge sul cinema molte sono di carattere tecnico perché, se è vero che la nuova normativa promossa e sostenuta dal ministro Franceschini ha fatto lievitare il finanziamento a 400 milioni di euro è anche vero che si è allargata la platea dei richiedenti in quanto, almeno a leggere la stesura attuale, ne potranno usufruire non solo il settore del cinema, ma più generalmente quello dell’audiovisivo, televisione compresa, e anche i produttori di videogiochi. Su tutto, anche sulle polemiche, gravita un enorme punto interrogativo perché, come fatto notare dalla senatrice grillina «siamo solo al primo passaggio in Senato di un testo che dovrà essere trasmesso alla Camera e probabilmente ciò avverrà all’inizio dell’anno nuovo, e non si sa poi se ci sarà tempo per la Camera di esaminarlo e di portarlo a termine. Forse è anche per questo che in realtà - e parto con le criticità - l’applicazione di qualsiasi norma nel testo è costantemente demandata, giustamente, ai decreti attuativi, il più importante dei quali, riferito all’articolo 11, comma 5, con cui si provvede al riparto del fondo per il cinema e l’audiovisivo, di nuova istituzione in questo disegno di legge, non prevede un termine di emanazione, come se il Governo sapesse già che forse il tutto è destinato a finire nel Mare dei Sargassi».

 

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