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CAOS DEMOCRATICO

Bersani: "Servirà l'esercito per buttarmi fuori dal Pd"

Bersani frena sulla scissione: "Non uscirò mai dal Pd"

L'ex segretario frena sulla scissione, minoranza in ritirata. Speranza: "Continueremo a lavorare per l'unità comunque vada il referendum"

Scissione? Non se ne parla. All'indomani della Direzione del Partito Democratico, la minoranza bersaniana sembra tutt'altro che pronta a fare i bagagli per lasciare il Nazareno. "Invito tutti i commentatori a levarsi dalla testa il tema della scissione. Nessuno mi butterà fuori dal mio partito, cioè da casa mia, ci può riuscire solo la Pinotti schierando l'esercito" commenta Pier Luigi Bersani in Transatlantico.

L'ex segretario non rinuncia ad argomentare le ragioni del suo no alla riforma: "Chi guarda le cose in buona fede non può non vedere che l'incrocio tra le due riforme, Costituzione e Italicum, comporta una modifica profonda della forma di governo, una modifica che io ritengo negativa e con quel che succede nel mondo, anche pericolosa». Ma, al tempo stesso, sottolinea di non voler lasciare il partito è aggiunge che lui non sarà «mai il "frontman" del no» per quelli che stanno fuori dal Pd.

Sulla stessa lunghezza d'onda Roberto Speranza: «Vorrei tranquillizzare elettori e telespettatori: la scissione non esiste. Non c'è nessuna scissione all'ordine del giorno. Nessuno ha intenzione di lasciare il Pd né penso che Renzi abbia intenzione di cacciare nessuno». «Il nostro impegno al referendum era vincolato alla legge elettorale. Quando arrivano i referendum ci si può dividere su posizioni differenti. Sulla riforma costituzionale non c'è disciplina di partito. Dico di fare attenzione perché c'è tanta gente nel centrosinistra, dalla Cgil all'Arci, che non si riconosce nelle ragioni del Sì. Noi cosa facciamo, non diamo loro rappresentanza?» aggiunge l'ex capogruppo alla Camera. «A prescindere dal risultato finale, Sì o No - conclude - io lavorerò fermamente per tenere unito il Pd e contro ogni scissione. Io credo nel Partito democratico e penso sia sbagliatissimo dividerlo».

Anche Enrico Rossi, governatore della Toscana e sfidante "da sinistra" di Renzi al prossimo congresso, rifiuta ipotesi di rottura. "In questo momento - spiega - non possiamo che fidarci del premier. Ma se lui vuole salvare il partito deve usare toni diversi".

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