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RIECCO LE CASE CHIUSE

La leader transex Efe Bal: "Siamo sex workers e vogliamo i parcometri dell'amore"

La portabandiera della liberalizzazione della prostituzione chiede di pagare le tasse per avere dignità e servizi

La leader transex Efe Bal: siamo sex workers e vogliamo i parcometri dell'amore

"Vogliamo dignità, legalità e vogliamo anche pagare la tasse": Efe Bal, la portabandiera della liberalizzazione della prostituzione non fuma, non beve, ha orrore della droga e la notte dorme con la mamma. Transessuale di origine turca e milanese di adozione, vuole un sistema «intelligente» della prostituzione, con annessa tassazione «per avere dei diritti, per essere normale». Boccia la proposta leghista perché "troppo semplicistica, non si possono solo riaprire le case chiuse" e promuove quella della senatrice Pd Spilabotte, a patto di imporre la tassazione per fasce di età. La sua proposta è di istituire i "parcometri dell'amore", luoghi dove per i "sex workers" è possibile "esercitare la professione" pagando l'imposta attraverso una colonnina. Come fosse un parcheggio.
Efe Bal, qual è la situazione della prostituzione, oggi in Italia?
«Prima di tutto voglio ringraziare la senatrice Maria Spilabotte, una mia amica grazie alla quale per la prima volta io, una prostituta, sono stata invitata a Palazzo Madama, in occasione della presentazione della legge. In merito alla prostituzione è necessaria pulizia; ora in Italia ci sono più di sessantamila tra prostitute transessuali e gigolò e, in base alle statistiche, circa nove milioni di italiani che frequentano la categoria. Ma non c’è alcun controllo. Io, responsabilmente, ogni sei, sette mesi faccio il test hiv e pubblico il risultato sui social. Sono sana e posso lavorare come prostituta, ma ce ne sono altre sessantamila di cui nessuno sa niente».
E poi?
«Dieci anni fa a Milano c’erano uno o due centri massaggi, oggi in una città con un milione e 300mila abitanti ce ne sono oltre mille. Non credo che in dieci anni gli italiani siano diventati appassionati di massaggi, semplicemente molti di questi sono bordelli. Tutti sanno, ma nessuno fa nulla per i sex workers, un nome un po’ più carino di prostituta, che lavorano in strada, in casa o nei centri massaggi».
La sua amica Spilabotte dice che dovete pagare mille euro al mese.
«Ma va benissimo! Noi vogliamo pagare le tasse. Il problema più grande è la salute e poi è necessaria la partita Iva, perché noi, che usiamo le strade, gli ospedali, i servizi dobbiamo contribuire a sostenere lo Stato. Chi si prostituisce deve pagare le tasse e non deve accadere come a Roma all’Eur, a Venezia a Mestre o come a Milano nel quartiere Gioia, dove tante prostitute, transex o travestiti creano problemi».
Che tipo di problemi?
«La prostituta deve rispettare i suoi clienti, le persone che abitano vicino a lei, non si deve drogare. Non ci devono essere truffe o rapine, che invece ora sono cose che accadono tutti i giorni. Deve essere tutto chiaro, anche i prezzi: sul mio sito Internet, per me, è tutto chiaro».
Che pensa del suo lavoro?
«Il lavoro del giornalista o del conduttore tv cento anni fa non esisteva, il mio esiste da sempre. Eppure tutti riescono a pagare le tasse, tranne noi».
Mille euro al mese di tassa sono giusti?
«In qualche modo si deve pur cominciare. Certo che le persone più giovani possono guadagnare di più, quanto basta per pagare mille euro; sopra i trent’anni è più difficile. Forse bisognerebbe pensare a delle fasce di età. Oppure fare come in Svizzera, dove ci sono i parcometri nei quartieri dove è permessa la prostituzione. Una persona va, paga il ticket e lavora».
Secondo lei se si legalizza la prostituzione l’Italia sarà più ricca?
«In Germania lo Stato incassa sei miliardi, questo è un fatto».

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