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Raggi a Grillo: «Sugli assessori decido io»

La sindaca a Palermo prova a riprendersi l’autonomia dopo il no ai Giochi «Per il Bilancio risolveremo presto. Città disastrata, a Roma non funziona nulla»

Luigi Di Maio un po’ di ragione ce l’ha quando, intervenendo a in Mezz’Ora assieme a Di Battista, cita «Beautiful» per respingere varie interpretazioni sul destino direttorio. Ma nei 5 stelle tra silenzi, distinguo (non banali quelli di Roberto Fico sulla comunicazione) e attese pare una telenovela. Ieri è andata in onda la puntata della Raggi. La Sindaco di Roma giunge a Palermo dopo una settimana velata di giallo sulla sua presenza. Prima di arrivare al Foro Italico si incontra all’Hotel Posta con Beppe Grillo e Davide Casaleggio. All’uscita viene ovviamente interpellata dai cronisti sulla telenovela nella telenovela, cioè il completamento della Giunta. «Se mi sono consultata con Grillo sui nomi? Mi son consultata con consiglieri e assessori», e sull’assessore al Bilancio, «il nome ve lo dirò presto». Visto il precedente delle Olimpiadi, dove Grillo ha praticamente commissariato il dossier, c’è da essere fiduciosi.

Nel pomeriggio, la sindaca sale sul palco e conquista la scena. A differenza della collega torinese Chiara Appendino, che l’altroieri ha parlato da Primo Cittadino, Virginia Raggi nuota in una campagna elettorale perenne: «Abbiamo trovato una città devastata - dice - abbiamo tutto da ricostruire ed è quello che stiamo facendo». Non manca una punta di vittimismo: «facciamo paura perché abbiamo le mani libere. Facciamo talmente tanta paura che ci attaccano per qualunque cosa, ora pare che l’ultima moda è attaccare le mie orecchie». Poi suscita il coretto «fuori Renzi dallo Stato» dell’uditorio quando, sul premier, ricorda che «Renzi non ha rottamato nessuno», ma anzi «siede al tavolo con i Malagò, Verdini, Berlusconi... sono suoi amici e ci fa le leggi». Sfodera toni da Armageddon quando parla della candidatura ai Giochi del 2024: «Quando abbiamo detto no alle Olimpiadi hanno tremato. Ma se hanno tremato per il no alle Olimpiadi con il No al referendum vedranno la loro fine». Aspira a una «rivoluzione gentile» per Roma, che porti a «ricostruire uno spirito di comunità sfrangiato negli ultimi tempi» e dunque, nel finale, ecco il grido di guerra: «andiamoci a prendere Palermo, la Sicilia e l’Italia».

A parte la performance di Paola Taverna che parla di screening neonatale e trova il modo di ricordare che «i mafiosi fanno le nostre leggi», si segnala il nuovo intervento di Grillo dal Palco. Nell’alveo della sua perenne crociata contro i media («si occupano solo dei peli sulle gambe di Virginia Raggi», dice), si collega via Skype con il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, che si lancia in uno spottone internazionale: «siete riusciti a sbaragliare la stampa corrotta, grazie alla guida di Beppe». Grillo non si fa mancare un’ironica iperbole: «non sono il capo politico, io sono l’elevato», però cade quando parla di Costituzione, ricordando che «è stata scritta negli anni ‘50» . Va be’, forse è peggio del Pinochet in Venezuela.

Intanto, in contemporanea con la festa palermitana, è stato rilasciato il secondo capitolo di «Supernova-Come è stato ucciso il M5S», pamphlet scritto da due ex collaboratori del Movimento Nicola Biondo e Marco Canestrari. Questo capitolo, accessibile soltanto da chi finanzia il progetto nella piattaforma «produzioni dal basso», si concentra su Davide Casaleggio e gli intrecci tra la Casaleggio Associati e il Movimento.

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